Capolavori del ’400 restaurati e splendidi tornano alla comunità

19 Settembre 2014

AQUILA. Insetti xilofagi, che si nutrono di legno, avevano infestato le due tavole dipinte da Francesco da Montereale che costituivano gli sportelli di protezione del prezioso organo del monastero di...

AQUILA. Insetti xilofagi, che si nutrono di legno, avevano infestato le due tavole dipinte da Francesco da Montereale che costituivano gli sportelli di protezione del prezioso organo del monastero di Sant'Angelo d'Ocre; una patina gialla aveva corrotto i colori della tela dell'Annunciazione di San Ludovico da Tolosa. Le tre opere, conservate nell'aquilano Castello cinquecentesco fino al terremoto del 2009, sono state "salvate" dalla Soprintendenza grazie a un intervento di restauro durato più di un anno e finanziato dalla Banca d'Italia per circa novemia euro.

Il lavoro sulle opere, ora in mostra nel Museo d’Arte Sacra della Marsica, nel castello Piccolomini di Celano, è stato presentato ieri nell'auditorium della Carispaq del capoluogo alla presenza di Luigi Bettoni, direttore della Banca d'Italia dell'Aquila. «Per la prima volta possiamo datare con certezza la tela di Francesco da Montereale, grazie al nostro funzionario Mario Congeduti», precisa subito la soprintendente per i Beni storici, architettonici ed etnoantropologici d’Abruzzo, Lucia Arbace. «Risale al 1485-’86 e si tratta di un'opera molto importante anche per la storia del Francescanesimo in Abruzzo, poiché è raffigurato San Ludovico da Tolosa. Con il restauro è tornata allo splendore perduto soprattutto a seguito del terremoto». Il sisma ha scaraventato a terra la tela e le due tavole . «Anche le tavole lignee sono state accuratamente restaurate», ha continuato Arbace, «ma una ha perso la parte terminale». Quello sulla tela e sui dipinti su legno è stato un «lavoro lunghissimo» per la restauratrice Susanna Segarelli: «Per le tavole, la difficoltà principale è stato l'attacco degli insetti xilofagi, che avevano distaccato la pellicola pittorica dal supporto di legno. Se non si fossero state restaurate celermente, molto sarebbe andato perso. Le tavole avevano anche grosse fenditure stuccate e reintegrate in restauri precedenti. La nostra scelta», aggiunge la restauratrice, «è stata di lasciare i ritocchi accettabili realizzati nel restauro degli anni '40. La parte inferiore di una tavola è stata invece integrata con un legno patinato che non dà fastidio alla lettura dell'opera intera. La tela aveva grosse parti di ridipinture e la vernice ossidata aveva completamente fatto perdere la cromaticità originale. I colori erano in parte coperti da una pagina gialla». Oggisono tornati fedeli all'originale, come è possibile vedere nella mostra di Celano. «La promessa», conclude Arbace, «è che presto sarà possibile tornare ad ammirare le tre opere all'Aquila dove torneranno, se possibile nel museo del Castello o comunque in una sistemazione dignitosa».

Ed è tornato nella collocazione originale, l’Abbazia di San Clemente a Castiglione a Casauria, il Cristo ligneo restaurato da Banca Intesa. Le braccia aperte e ferite che si offrono, indifese, all'umanità, il Crocifisso è stato riposizionato vicino alla figura sdraiata del vescovo nel sarcofago, quattrocentesco come il Cristo ligneo. Il complesso benedettino fondato nell'871, contenitore di altri capolavori scultorei che snodano una storia millenaria nel ciborio, l'ambone, la cripta, ospiterà domani, 20 settembre, una giornata di studio dedicata al crocifisso. Di provenienza non accertata, ma forse in origine nella distrutta chiesa di San Giovanni Battista di Pescosansonesco, l'opera, collocata nella chiesa dell'abbazia sin dagli Anni Trenta del secolo scorso, era stata rimossa nel 1985 a causa del precario stato di conservazione per essere sottoposta a un intervento conservativo risultato inefficace. Databile alla metà del Quattrocento, con echi e suggestioni dell'ultimo Donatello e una contiguità con la produzione del maestro Giovanni Teutonico, apprezzato specialista di crocifissi scolpiti attivo anche in Abruzzo, la notevole opera lignea, di eleganza quasi aristocratica, è ancora oggetto di approfonditi studi, il cui esito verrà comunicato nel convegno cui parteciperanno Lucia Arbace, Silvia Pissagroia, Lorenzo Principi, Antonio Alfredo Varrasso.

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