Cappato si autodenuncia «Ora spero nel processo»
L’esponente dei Radicali ascoltato dai carabinieri. Verbale inviato alla procura Gentiloni: «Confronto parlamentare doveroso». Lorenzin: non spetta al governo
ROMA. Non solo si è autodenunciato per aver accompagnato dj Fabo al suicidio assistito e portare così «lo Stato ad assumersi le proprie responsabilità», ma davanti ai carabinieri della compagnia Duomo, a Milano, Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, ha fatto mettere nero su bianco che sta «aiutando anche altri: due persone in particolare hanno già un appuntamento in Svizzera e noi le aiuteremo». Prima di aggiungere: «Continueremo a farlo in maniera organizzata e reiterata fino a che non saremo fermati». La battaglia di Cappato, «e con me di Mina Welby e Gustavo Fraticelli», per l’eutanasia legale, dunque, va avanti. Mentre il pm di Milano, Tiziana Siciliano a cui è stato trasmesso subito il verbale con le affermazioni di Cappato ha aperto un fascicolo. In caso di iscrizione nel registro degli indagati, anche come atto dovuto, a Cappato verrà contestato il reato di «aiuto al suicidio» che punisce, in particolare, chi ne «agevola in qualsiasi modo l’esecuzione». Rischia fino a 12 anni.
Intanto, sul fronte politico continuano a non placarsi le polemiche su una questione che divide le coscienze e il Parlamento. Ieri è intervenuto il premier Paolo Gentiloni che oltre a dirsi «colpito dalla vicenda» ha aggiunto «di guardare con rispetto al confronto parlamentare che c’è e credo sia doveroso e interpella le coscienze dei singoli parlamentari». Ha poi voluto precisare: «Certo, la legge allo studio riguarda il testamento biologico non l’eutanasia». E che il governo non abbia intenzione di intervenire sulla questione è stato confermato dal ministro della Salute, Lorenzin che ha parlato di vicenda «tristissima e drammatica» sottolineando però «c’è una normativa e le commissioni stanno lavorando. È un lavoro del Parlamento e il governo non interverrà».
Il procuratore: «Situazione complessa». Sul fronte strettamente giudiziario il procuratore di Milano, Francesco Greco ha sottolineato la «complessità» del caso. «Ciò che ha verbalizzato Cappato - ha spiegato il capo della procura - sarà valutato sotto tutti i profili giuridici». Si tratterà «di ricostruire i fatti, è una storia che presenta profili di rilievo sia in termini di principi generali che giuridici, dato che qui c’è una questione di diritto alla vita e alla morte».
Cappato: «Mi ha detto “grazie” e io l’ho detto a lui». «Se il processo potesse servire per superare la situazione di clandestinità di tante persone, allora sarebbe utile». E «se ci sarà l’occasione di difendere davanti a un giudice quello che ho fatto - ha proseguito - lo potrò fare in nome di principi costituzionali che sono più forti di un codice penale scritto in epoca fascista». L’esponente dei Radicali già davanti ai carabinieri, aveva ammesso: «Senza l’aiuto che io ho dato, oggi Fabiano Antoniani sarebbe ancora in quella condizione in cui non voleva più essere. L’ho caricato sulla sua macchina sabato e su sua richiesta l’ho portato, guidando, alla clinica Dignitas, dove ha ottenuto l’assistenza medica per la morte volontaria». L’ex parlamentare europeo ha dichiarato ai carabinieri: «Noi con il sito internet “Sos eutanasia” e l’associazione “Soccorso civile” abbiamo seguito un centinaio di persone, fornendo informazioni e aiuto». Inevitabile, dopo la tensione, la commozione di Cappato: «Prima di andarsene Fabo mi ha detto “grazie”, e io l’ho detto a lui».

