Capperi, che impresa Toccaferro cala il tris

I due fratelli pescaresi sono i creatori del marchio nato meno di tre anni fa La nuova scommessa, un punto vendita con la produzione di pane e paste fresche
PESCARA. Nella città che arranca e che spesso spegne le sue insegne c’è anche chi rilancia. E dopo il raddoppio, addirittura triplica la propria attività. Sono i fratelli Daniele e Federica Capperi, 34 e 30 anni, i creatori di quello che è ormai diventato un marchio pescarese da esportazione: “Fattoria Toccaferro”.
«Toccaferro come il gioco che facevamo da bambini, Toccaferro perché porta fortuna», racconta Daniele che quel nome se l’è inventato appena due anni e mezzo fa quando decise di trasformare il lounge-bar aperto accanto al nuovo Tribunale, il Link, nell’attività di ristorazione che ha fatto la sua fortuna. Perché dopo il primo ristorante aperto in zona-università il 3 ottobre del 2015, l’anno scorso è arrivato il secondo in via Firenze e adesso, entro aprile, vedrà la luce il terzo locale specializzato però nella produzione di paste fresche e panificazione. In via Regina Margherita, angolo via Mazzini, 150 metri quadrati dove si produrrà quello che attualmente si produce per uso interno nei due ristoranti, e che così si potrà acquistare e portare a casa. «Pane di tutti tipi, a lievitazione naturale, con farine antiche del territorio, macinate a pietra, di gusti e varietà inusuali», spiega Daniele, «ma anche pane e marmellata per la prima colazione, i cornetti, i dolci e le crostate che già serviamo nei nostri locali. Poi la schiacciata romana, e tutto quello che si può consumare per un pasto veloce o un aperitivo. Taglieri, insalate, assaggi, saremo aperti dalle 8 alle 23».
Un entusiasmo che si nutre del lavoro e della forza dei numeri raccolti finora («pieno tutti i giorni, mattino e sera»), ma che arriva da lontano, come racconta lo stesso Daniele, pescarese che non se n’è voluto andare da Pescara neanche per studiare. «Dopo lo scientifico al da Vinci, come mia sorella, ho fatto Economia aziendale. Mia madre voleva che andassi a Milano, alla Bocconi, ma all’ultimo ho detto di no. Amo la mia città, le mie abitudini, mia nonna Orsola: come potevo rinunciare al suo saluto quotidiano, “Sorridi alla vita” che mi dice tutte le mattine quando esco con la macchina, e che ci rimane male se non passo?». Pescarese dei Colli, madre dirigente comunale e padre dipendente di un laboratorio di analisi cittadino, Daniele se l’era messo in mente da subito di fare l’imprenditore. «È quello che volevo fare quando mi sono iscritto all’Università, avviare qualcosa di mio, anche se non sapevo ancora che cosa». Ma un po’, forse, già lo sapeva. «Mia sorella e io siamo cresciuti con mia nonna che la domenica faceva gli gnocchi, che aveva le galline e che per farci lo zabaione andava a prendere direttamente l’uovo fresco nel pollaio, che allevava i conigli, coltivava l’orto. Per noi il cibo è così, semplice e di tradizione». Ed è lì che i due fratelli approdano dopo aver girato per un po’ attorno a un’idea che c’era, ma che non ancora prendeva forma. «Siamo cresciuti entrambi alla Taverna Antica, il ristorante dei Colli della famiglia Faricelli, amici di famiglia stretti. Lavorando lì dentro ci siamo fatti un po’ di esperienza. Per il resto sono una spugna», va avanti Daniele, «giro, mi piace guardare, imparare, vedere che cosa fanno gli altri. Dopo il Link aperto nel 2011 presi anche il 50 per cento del Movielink dell’Arca, una grandissima esperienza con il compianto Gianfranco Di Meco. Abbiamo ceduto la nostra quota al cinema l’anno scorso, per concentrarci solo su questo».
Una realtà che oggi è fatta di 50 dipendenti, due segretari e tutta una serie di esperti a cui Capperi si appoggia per le ricerche degli ingredienti della tradizione. Anche se da solo, tiene a precisare, insieme con il suo falegname di fiducia si è inventato lo stile e l’arredo del primo locale, marchio di fabbrica degli altri dove sono passati già tanti attori e volti noti. E se Daniele si occupa dei rapporti con i fornitori e della gestione imprenditoriale, la sorella Federica - “strappata” alla facoltà di Architettura dal fratello che l’ha convinta dell’impresa - ha la gestione diretta dei locali e del personale. Locali che presto potrebbero diventare anche quattro. Daniele se lo lascia sfuggire mentre, seduto alla scrivania si gira a guardare la cartina geografica a rilievo sulla parete alle sue spalle. «Piano piano ci metteremo le nostre bandierine». Ma da dove si comincia? «Intanto, forse, da Milano». Questione di mesi, e le pappardelle al cinghiale di nonna Orsola sbarcheranno anche lì.
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