Carcere, fiamme nella cella: 4 agenti restano intossicati

Detenuto dà fuoco alle lenzuola. I sindacati: «Il San Donato scoppia di detenuti»
PESCARA. Tragedia sfiorata in carcere mercoledì sera intorno alle 19,30. Un detenuto 50enne, pescarese, da poco arrivato al San Donato, ha appicato il fuoco alla cella (bruciando un lenzuolo con un accendino) e poi ha dato in escandescenze, forse a causa di una crisi di astinenza da sostanze stupefacenti.
Quattro agenti della polizia penitenziaria intervenuti per spegnere il rogo e trascinare il detenuto e il compagno fuori dalla cella per salvarli dalle fiamme, sono rimasti intossicati e lievemente feriti ai piedi e ai polsi. Hanno dovuto far ricorso alle cure del pronto soccorso e rimandati a casa con prognosi da 7 a 10 giorni. Il primo agente intervenuto ha gettato acqua sul fuoco con un secchio per spegnere l’incendio.
«Solo il pronto intervento del personale penitenziario ha evitato che accadesse il peggio, ma siamo sempre sotto pressione e viviamo costantemente nella paura che possa accaderci qualcosa ma anche di essere denunciati dagli stessi detenuti da cui dobbiamo difenderci come in questo caso o che dobbiamo difendere in caso di autolesionismo» sottolineano Felice Rignanese del Sappe (Sindacato autonomo di polizia), Mauro Nardella e Giuseppe Ferretti, rispettivamente vice segretario generale e segretario provinciale Uil polizia penitenziaria Abruzzo, che giudicano «gravissimo» l’episodio avvenuto in condizioni di sovraffollamento esplosivo della struttura carceraria di via San Donato, diretta da Lucia Di Feliciantonio. E lanciano una serie di «allarmi sulla drammaticità della situazione nella quale il carcere di Pescara sembra non poter uscire».
Rivela, Rignanese che «gli agenti hanno dovuto tirare di peso il detenuto fuori controllo dalla cella e poi hanno dovuto aspettare di essere medicati tre ore, fino al cambio turno delle 23, perché l’organico non era sufficiente e non si sono potuti assentare neppure per recarsi immediatamente al pronto soccorso, fortunatamente le loro condizioni di salute non sono gravi».
I sindacati sono preoccupati. Spiegano che il lavoro degli agenti penitenziari, attualmente operativi «8 ore per turno e non più 6», è «altamente a rischio, ogni anno in Italia si consumano 1600 aggressioni, nel carcere di Pescara almeno 2 o 3 episodi a settimana, centinaia nell’arco dell’anno, veniamo minacciati con le lamette, ma molto ci spaventano i tentativi di suicidio o di autolesionismo, l’allerta è sempre massima». I numeri del sovraffollamento sono da capogiro, secondo i dati Uil penitenziaria: 410 detenuti presenti, un centinaio stranieri, a fronte di una capienza di 273 posti, con un esubero di 137 unità. E un organico di 142 agenti contro i 167 previsti. Dei 142 organici ufficialmente operativi, molti sono in malattia o distaccati altrove e 15 sono in procinto di andare in pensione. In sostanza, in trincea ci sono 125 agenti, 3 per ogni detenuto e l’età media dei poliziotti supera i 50 anni. La popolazione carceraria al San Donato è solo maschile (i dipartimenti femminili sono a Chieti e Teramo) ed è composta da detenuti, tra i 25 e over 60, in gran parte tossicodipendenti, con problemi psichiatrici e un solo psicologo a seguirli. Altri hanno malattie sessualmente trasmissibili. Tutti sono distribuiti tra le celle denominate “cubicoli” con branda doppia e bagno, quelle di isolamento e altre superaffollate fino a 7 persone in pochi metri quadri. Ci sono anche i collaboratori di giustizia spalmati tra i vari reparti: giudiziario, 40 stanze e penale, 80 celle. Una situazione aggravata da una serie di altri fattori. Li elenca, Nardella, poliziotto penitenziario con 25 anni di attività alle spalle e componente della segreteria confederale Cst Adriatica Gran Sasso: «Con l’accorpamento dei Provveditorati di Abruzzo, Lazio e Molise, la situazione è peggiorata perché molti detenuti vengono mandati dalle altre regioni a Pescara, istituto tra i più in sovrannumero d’Italia, e sono spesso tossici e con patologie psicotiche». «Da non sottovalutare la chiusura degli ospedali psichiatrici, erano 10 in Italia nel 2015, in Abruzzo mai esistito un presidio simile che invece sarebbe importantissimo».
«Inoltre», chiudono Nardella e Ferretti, «è operativo un solo psicologo per più di 300 “pazienti” detenuti sul campo solo 35 ore al mese», più o meno un’ora al giorno.

