Carcere, un piano per la sicurezza
Vertice in prefettura, richiesti interventi strutturali dopo la fuga di un detenuto
PESCARA. Migliorare le condizioni strutturali del carcere, dopo l'evasione di un detenuto avvenuta lunedì scorso. Questo l'obiettivo degli interventi da attuare nella casa circondariale e di cui si è parlato in un vertice in prefettura presieduto dal prefetto Giancarlo Di Vincenzo.
Attorno al tavolo c'erano i rappresentanti delle forze dell'ordine, la direttrice del carcere Lucia Di Feliciantonio e la polizia penitenziaria. Di Vincenzo ha voluto fare il punto sulla fuga del 51enne che lunedì è riuscito a far perdere le tracce dopo aver superato le recinzioni del carcere, una volta conclusa l'ora d'aria. La fuga è durata solo poche ore, perché l'uomo è stato acciuffato dal personale della squadra volante dopo quattro ore dal suo allontanamento ed è stato arrestato.
Ma inevitabilmente il fatto ha aperto uno squarcio sulla vulnerabilità del carcere, dove nei mesi scorsi è stato accertato e sventato dalla polizia penitenziaria l'ingresso di droga, attraverso quella stessa recinzione che il 51enne è riuscito a superare senza essere visto da nessuno. L'allarme, infatti, è scattato solo nel momento in cui è stata fatta la conta dei presenti, al rientro dall'ora d'aria in cui i detenuti possono passeggiare. Il prefetto ha voluto vederci chiaro e, nel corso dell'incontro, sono state anche concordate le misure da attuare, dal punto di vista strutturale, per evitare che nel carcere di San Donato si presenti nuovamente un’emergenza dello stesso tipo, in futuro. La fuga, d'altronde, ha fatto emergere quei limiti più volte segnalati dalle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria. E sono proprio i rappresentanti dei lavoratori del carcere a tornare sulla questione e ad evidenziare cosa non va, a vari livelli, e a chiedere l'intervento del ministro della Giustizia. La segreteria nazionale della Federazione sindacale - Coordinamento sindacale penitenziario (Fs-Cosp) fa presente, ad esempio, che il 51enne si è «nascosto in un cunicolo, prima di fuggire e lo ha fatto in un tratto in cui non ci sono telecamere o servizi di videosorveglianza collegati alla sala operativa centrale del penitenziario ed è impossibile un controllo visivo da parte del personale di vigilanza addetto al passeggio».
La stessa sigla fa notare che «un’unica rampa di scale viene utilizzata dal personale e dai detenuti del secondo e terzo piano» e questo è un elemento di «insicurezza». C'è poi il problema storico della «grave carenza di personale del reparto penale, che ospita circa 200 detenuti», senza tenere conto delle questioni strutturali di questi locali, vale a dire le «preoccupanti lesioni del solaio».
A Pescara, dove la Fs-Cosp è rappresentata da Palmerino Mammarella, da tempo viene denunciata «l'insufficienza di agenti/assistenti (ne mancano 50), ma a Roma fanno orecchie da mercanti».
Ecco perché il segretario generale nazionale Domenico Mastrulli si rivolge direttamente al ministro Alfonso Bonafede, al capo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Bernardo Petralia e al provveditore Carmelo Cantone, affinché «mandino gli esperti a Pescara per stanare le zone d'ombra del carcere». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

