CARDINALI IN ORDINE SPARSO

5 Ottobre 2014

di ORAZIO LA ROCCA È . più urgente parlare di mancanza di lavoro, di disoccupazione, di incertezza economica o di sacramenti, con in prima linea lo spinoso dilemma sull’ammissione o meno dei...

di ORAZIO LA ROCCA

È . più urgente parlare di mancanza di lavoro, di disoccupazione, di incertezza economica o di sacramenti, con in prima linea lo spinoso dilemma sull’ammissione o meno dei divorziati risposati alla Comunione?

È più drammatico discutere sui danni della droga o confrontarsi su coppie di fatto, unioni gay, famiglie “allargate”, convivenze? Vale a dire tutte quelle questioni che finora hanno messo a dura prova i cosiddetti “valori irrinunciabili” tanto cari a chi, nei vertici vaticani, difende la tradizionale dottrina cattolica che ammette - ad esempio - ai sacramenti solo coppie formate da uomini e donne sposati in chiesa? Per non parlare dei divorziati risposati, considerati dai cattolici più conservatori poco meno di “peccatori” impenitenti e, per questo, da tenere lontani dagli altari. Questi, in estrema sintesi, i difficili quesiti a cui dovrà rispondere il Sinodo sulla famiglia che inizia oggi in Vaticano, ma che vedrà la partecipazione di 191 padri sinodali in ordine rigorosamente sparso.

Sono, infatti, tanti i “partiti” - formati anche da cardinali in completo disaccordo tra loro - che daranno vita alle attesissime assise convocate da papa Francesco per rinnovare la pastorale familiare alla luce dei problemi di oggi. I primi “assaggi” del clima di scontro che si respirerà al Sinodo ci sono stati nei giorni scorsi con gruppi di cardinali (da Muller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, a Pell, super ministro della Fede, da De Paolis, ministro emerito dell’Economia, a Caffarra, arcivescovo di Bologna, Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli) usciti allo scoperto in vista del Sinodo con interventi editoriali, libri, dichiarazioni pubbliche per preannunciare il loro fermo “no” a qualsiasi apertura della Chiesa in materia di accessibilità ai sacramenti per divorziati risposati, coppie di fatto e omosessuali conviventi. In aperta contrapposizione ad altri cardinali come il tedesco Kasper (autore, tra l’altro, del documento preparatorio del Sinodo su delega di papa Francesco), il filippino Tagle e l’italiano Ravasi, porporati capofila di cordate più aperturiste in sintonia col sentire del cardinale gesuita Carlo Maria Martini, che prima di morire aveva sollecitato la Chiesa ad aprirsi ai dolori delle famiglie, senza distinzioni, avvertendo che «su queste tematiche siamo indietro di secoli». Cardinali - forse troppo sbrigativamente definiti “progressisti” per distinguerli dai conservatori presenti nel Collegio cardinalizio - abituati a sentire da vicino i dolori della gente ferita, attenti alle moderne problematiche che investono la famiglia, ma anche preoccupati di evitare che la Chiesa chiuda per sempre le porte a quei cattolici alle prese con separazioni traumatiche, divorzi o vessazioni perché coppie di fatto o omosessuali. Una ampia fascia sociale alla quale Francesco invita a guardare con misericordia, non con gli occhi del giudice, coniando frasi e terminologie che fanno già parte della storia del suo giovane pontificato come «Chiesa, ospedale da campo che aiuta senza distinzioni i feriti della vita» o «Chi sono io per giudicare una persona omosessuale che in coscienza cerca Dio?». Ecco perché vuole che «nel Sinodo si evitino bizantinismi teologico-pastorali, ma si parli dei veri problemi delle famiglie».

La famiglia - o le famiglie - tematica, dunque, delicatissima a cui i padri sinodali sono chiamati a dare risposte concrete sotto gli occhi interessati di milioni di credenti e non credenti.Attenzione andata via via crescendo nella fase preparatoria dell’assise, resa ancora più appetibile dalla diffusione nelle diocesi del questionario con cui la Chiesa per la prima volta ha rivolto al “popolo di Dio” domande legate a tutte le problematiche familiari, comprese quelle più scomode come le unioni omosessuali, i sacramenti ai divorziati risposati, le coppie di fatto. E sulle quali è emersa una base cattolica in totale disaccordo con i tradizionali insegnamenti ecclesiali, a partire dalla morale sessuale e familiare. I padri sinodali sono avvertiti.

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