Carenza di lavoratori stagionali La Cgil: «Troppe irregolarità»

Cipollini (coordinatore Filcams Abruzzo e Molise): «Positivo far incontrare giovani e imprenditori» Ma attacca: «Se non si trova personale è anche perché l’85% delle aziende non rispetta i contratti»
PESCARA. Lavoro irregolare, salari bassi e precarietà. Sono le principali problematiche che coinvolgono gli stagionali e quindi il comparto turistico, che include l’accoglienza alberghiera, ma anche la ristorazione e il settore balneare.
La denuncia arriva dalla Filcams Cgil, e in particolare dal coordinatore per Abruzzo e Molise Lucio Cipollini, a due giorni dal Talent day organizzato dalla Fipe Confcommercio Pescara e dall’Ente bilaterale del Turismo. «È un bene che ci siano iniziative di incontro tra le imprese e i giovani, ma gli imprenditori dovrebbero assumersi le proprie responsabilità, perché per affrontare seriamente la questione della carenza di personale si dovrebbero innanzitutto analizzare i problemi reali del comparto turistico», spiega Cipollini, illustrando anche i dati relativi all’ultimo rapporto annuale dell'ispettorato del Lavoro, ossia quello del 2022.
Rapporto che conferma come, nelle attività abruzzesi dedite all’accoglienza e alla ristorazione, quasi il 40 per cento dei lavoratori sono in nero. Una percentuale maggiore rispetto ai settori dell’agricoltura e dell’edilizia.
Secondo quanto precisa Cipollini, su circa trecento ispezioni effettuate in Abruzzo nel settore dell’accoglienza e della ristorazione, 250 hanno registrato irregolarità, quindi, rileva. «Più dell'85 per cento delle aziende non rispettano le condizioni dei contratti collettivi del lavoro». E ancora: «Non solo, sia nel turismo che nella ristorazione, il contratto è scaduto da tre anni e andrebbe rinnovato», aggiunge il sindacalista. Le irregolarità vanno, in particolare, dal lavoro nero, al cosiddetto “lavoro grigio” (ossia quando i ragazzi vengono assunti anche solo per dodici ore a settimana, ma ne lavorano sessanta). E poi ancora: mancato rispetto delle norme su salute e sicurezza, dei giorni di riposo, dei minimi contrattuali e mancato pagamento di ferie, oltre a turni massacranti. «Lavorare in questi settori, nella nostra regione, vuol dire essere precari a vita», insiste Cipollini.
«I lavoratori del settore del Turismo nel 2022 sono stati 27mila, ma gli assunti a tempo indeterminato poco più di 2mila, praticamente uno su dieci. Se non cambiano queste condizioni, per il settore non c'è futuro». Di qui le ragioni di una carenza di domanda, di cui parlano le imprese. Inoltre, secondo quanto spiega la Filcams Cgil, i periodi di lavoro degli stagionali sono troppo brevi e i tagli agli ammortizzatori sociali, operati già da diversi anni, non aiutano perché non consentono di avere una continuità di reddito. «Durante la pandemia il settore del turismo è quello che ha maggiormente subito le chiusure dovute alle restrizioni. Ci sono stati tanti mesi in cui i lavoratori non hanno potuto lavorare e sono stati costretti a cambiare occupazione e così si sono perse tantissime professionalità che, una volta approdati in settori in cui hanno trovato condizioni di lavoro migliori, non sono più tornati indietro», aggiunge Cipollini, che lancia la prossima campagna di informazione della Filcams dedicata agli stagionali.

