Carenza idrica e siccità, l’Aca: emergenza annunciata da mesi

Il presidente Giovanna Brandelli: colpa della mancanza di neve, Regione informata dal 10 febbraio «I rimedi? Stiamo chiedendo soccorso alla Ruzzo di Teramo: compriamo l’acqua per i nostri utenti»
PESCARA. Rabbia degli utenti per chiusure notturne dell’acqua e avvisi di pagamenti arretrati, affondi da politici d’ogni schieramento e riorganizzazione interna: attacchi e polemiche sono all’ordine del giorno per l’Aca della presidente Giovanna Brandelli, 48enne pescarese che dal giugno 2019 è a capo dell’azienda che gestisce il ciclo idrico tra Pescara e Chieti.
«Il primo presidente ingegnere dopo una serie di altre tipologie di professionisti», precisa Brandelli, che guida un’azienda che «paga il prezzo delle inefficienze degli anni precedenti, ma senza giudicarle: preferisco pensare a fare il mio lavoro, che faccio col cuore».
Brandelli, di recente è stata intensificata la caccia ai morosi?
«Prosegue con la regolarità di sempre, seguendo la rendicontazione bimestrale alla quale dobbiamo attenerci. Se qualcosa è cambiato, è stato a causa del Covid: almeno fino a maggio l’attività non è stata quella standard, perché non si poteva arrivare al distacco per chi non rispondeva ai solleciti, e come cda ci siamo presi una responsabilità anche etica».
Quanto frutta il recupero dei crediti?
«Abbiamo riscosso 15 milioni dall’inizio del 2020 a oggi: incassiamo più che dalle entrate correnti».
Piovono proteste per il razionamento dell’acqua.
«L’emergenza idrica è stata dichiarata a marzo per la mancanza di neve: sono le nevicate che ricaricano le sorgenti, non la “bomba d’acqua” estemporanea. Dal 10 febbraio la Regione era a conoscenza di tutto».
Come vi siete mossi?
«Con una nuova presa a Bussi e chiedendo “soccorso idrico” alla Ruzzo di Teramo, a cui paghiamo l’acqua per girarla ai nostri utenti».
Non è bastato a evitare chiusure e soprattutto polemiche...
«...Che sono assurde quando si parla di razionamenti fatti con “criteri politici”. Per non parlare di quanto detto di Aca nella campagna elettorale di Chieti, dove tra l’altro hanno gestito reti e incassato tributi fino al 2017, “contra legem” e senza fare manutenzione, per poi riconsegnare condotte colabrodo: oggi qui mi sembra proprio fuori luogo il polverone mediatico contro Aca».
Pure il sindaco di Pescara Carlo Masci si è fatto sentire.
«A Chieti rispondo dopo il ballottaggio. A Masci risponderò personalmente, ma per ora gli ricordo solo che durante il lockdown abbiamo fatto seimila interventi, e nel 2019 abbiamo speso 39 milioni su una rete sulla quale non si era mai intervenuti».
Non le piace intervenire pubblicamente?
«Su dieci ore preferisco passarne nove a lavorare e una a comunicare, anziché il contrario. E non amo entrare in diatribe politiche ed elettorali fini e se stesse, anche se sicuramente dovremmo essere più presenti a livello mediatico».
Una risposta che vale per tutti ce la dà?
«Visto che veniamo sbattuti sulla stampa perché non ha nevicato, se c’è qualche politico in grado di far nevicare si faccia pure avanti».
In cosa deve migliorare l’Aca?
«Nel commerciale o nei rapporti con le società esterne. Ma già nell’organizzazione interna è cambiato qualcosa, e abbiamo speso un milione in meno in bilancio sul personale».
Perché tante società esterne?
«Siamo sotto organico, e quindi appaltiamo ad altri stampa, fatturazione e distribuzione delle bollette. Cercheremo di ovviare con una app che consenta agli utenti di monitorare consumi e pagamenti, anche se ci sono resistenze della “vecchia guardia”, anche interna».
Gli utenti si lamentano di quanto sia difficile comunicare con Aca.
«Ci sono due numeri verdi, uno per fissi e uno per cellulari. In questo periodo c’è un sovraccarico di richieste, ma sul sito si trovano tutte le informazioni date agli sportelli».
Sportelli ai quali è particolarmente difficile accedere di questi tempi...
«È un momento particolare per tutti gli uffici pubblici a causa del Covid, e noi lo scontiamo di più. Ad esempio in Regione in tanti sono in smart working, ma non si nota perché sono uffici dove vanno professionisti specifici, e hanno un impatto rispetto ai nostri destinati a un’utenza più ampia».
L’acqua costa troppo?
«Il problema è che viene percepita come una cosa gratis, che esce dal rubinetto e basta, quando per arrivarci servono reti, fognature, depurazione, raccolta reflui. La tariffa copre tutto, non solo l’acqua in sé, e ci sono vincoli di legge che impongono costi fissi per la manutenzione delle reti: senza questi costi, l’acqua smette di arrivare nelle case».
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