Caro gasolio, l’incubo è tornato La marineria: «Così moriremo»

Per gli armatori pescaresi l’anno si apre con la minaccia dei costi maggiorati e il porto insabbiato «Il periodo delle feste è andato bene anche grazie al tempo buono, ma adesso c’è poco da gioire»
PESCARA. Anno nuovo, ma vecchi problemi per la marineria pescarese ancora alle prese con l’insabbiamento del porto canale e con le continue secche che si vengono a creare e adesso, soprattutto, con il caro gasolio. Per fortuna, complici bel tempo e mare calmo, sono andate abbastanza bene le festività.
«Sotto Natale», sottolinea l’armatore Francesco Scordella, «abbiamo lavorato tutti. Come ogni anno, c’è stata molta richiesta di crostacei, meno di quelle specie che vengono utilizzate per preparare fritture e zuppe. Ma è sempre così. Quello che ci preoccupa e non ci fa dormire è il prezzo del gasolio. Ora si alza, ora cala, ma alla fine la situazione per noi è sempre la stessa. Come se non bastasse, l'Europa ci dice che possiamo uscire in mare per 118 giorni all’anno, il che vuol dire 3 giorni a settimana. E noi, come paghiamo le spese? Quello della pesca ormai è un settore che sta morendo. La dimostrazione è che non riusciamo a trovare più personale. A lavorare sulle barche non vuole venire nessuno, i giovani si tengono lontani. Non c’è più un ricambio generazionale. Questa situazione non è solo di Pescara o dell’Abruzzo, ma generale. Il settore», sottolinea Scordella, «è ridotto male». È di Pescara, invece, il problema dell’insabbiamento del porto canale. «Uscire in mare», prosegue l’armatore, «è sempre un dramma, un pericolo, un’emergenza: si combatte tutti giorni». Anche per l’armatore Massimo Camplone, «il periodo delle feste, come giornate in mare e come richieste è andato bene, ma c’è poco da gioire. Diciamo che le vendite di pesce sono stati normali. Proprio bene», spiega, «sono andate alla vigilia e all'antivigilia di Natale e per prodotti come seppie, calamari e scampi. Per il resto, sempre uguale. Così come uguali sono le problematiche, a cominciare dal caro carburante. È vero che il prezzo si è abbassato, ma solo di una ventina di centesimi e poi sale e scende di continuo. Non sappiamo più che fare. Per non parlare del porto canale. Riusciamo a entrare e uscire quando piove. Ma quando c’è bel tempo siamo in enorme difficoltà. Del dragaggio non abbiamo saputo più nulla. Tutto tace». Doriano Camplone, vice presidente dell’associazione pesca professionale “Mimmo Grosso” si dice abbastanza soddisfatto del Natale e dell’ultimo trimestre dell'anno.
«È andato meglio del nero che si prevedeva, siamo riusciti a tamponare i costi e questo», spiega, «perché c’è stata una piccola flessione del prezzo del carburante, arrivato a 86 centesimi rispetto a 1,20 euro dei mesi scorsi e al credito d'imposta del 20%. Anche il pescato è stato abbondante e di conseguenza i prezzi di alcuni prodotti sono diminuiti. È stato un periodo discreto, che ci ha dato una boccata d'ossigeno. Speriamo che si possa continuare così e tornare a un po' di normalità, ma siamo consapevoli che molto dipenderà dal prezzo del gasolio. Non deve tornare ad aumentare. Ci auguriamo, poi, che lo Stato confermi il credito d'imposta per le spese del carburante. Per il resto siamo sempre nella stessa situazione e sempre allo stesso punto, ossia in attesa che inizino i lavori di dragaggio al porto».

