Caro pedaggi, si torna a protestare al Mit

Sindaci, amministratori e associazioni oggi ancora nella Capitale contro i maxi aumenti su A24 e A25
AVEZZANO . Ascolto, toccata e fuga, silenzio: il terzo viaggio contro le maxi-tariffe sull’A 24/25 dei sindaci abruzzesi e laziali nella capitale d’Italia, in agenda oggi alle 10, con il supporto di Cgil, Cisl, Uil, Cna, Confesercenti e Confartigianato, ancora non trova un riscontro al Ministero dei Trasporti.
«Fino a questo momento», afferma il sindaco di Carsoli, Velia Nazzarro, una delle animatrici della battaglia anti salassi autostradali, assieme al sindaco di Aielli Enzo Di Natale ed altri, «nessuno si è degnato di dare risposta alle legittime richieste mirate a un principio di equità: tariffe autostradali eque alla pari del resto del Paese. Ma questo non fermerà la nostra battaglia per dire basta alle diseguaglianze tariffarie». Dopo il primo faccia a faccia col sottosegretario Dell’Orco, che aveva alimentato qualche speranza, seguito dalla doccia fredda del secondo, quando il ministro Danilo Toninelli dedicò soltanto qualche minuto alla delegazione composta da Nazzarro, Rinaldo Seca, sindaco di Castelli (Te), Alfonsino Scamolla, consigliere provinciale dell’Aquila, Beniamino Pandolfi, sindaco di Colle di Tora (Rieti), Luigino Testi e Luciano Romanzi (presidenti IX e X Comunità montana Lazio), ora tutto tace.
L’istanza d’incontro in concomitanza con la terza manifestazione dell’era del governo giallo-verde non ha avuto risposta alcuna dal Mit. Solo silenzio. E allora, ad animare la scena, davanti al Ministero dei Trasporti, per far aprire quel portone e incontrare un interlocutore, ci penseranno gli amministratori e i cittadini di tutto l’Abruzzo e del Lazio che raggiungeranno la capitale a bordo di pullman e auto private.
Il fronte abruzzese, infatti, con l’adesione di tanti centri dell’area costiera, con in testa Pescara e Chieti, è ormai compatto nella battaglia contro i maxi aumenti sull’A 24/25. «All’inizio dovevano studiare le carte», aggiunge Nazzarro, «ora però ne è passato di tempo, quindi, vogliamo avere risposte sulle nostre legittime richieste mirate a ridurre le tariffe autostradali e a rivedere la convenzione». Se la porta del Mit resterà chiusa gli amministratori di concerto con Cgil, Cisl, Uil, Cna, Confesercenti e Confartigianato passeranno alla fase di protesta ai caselli autostradali senza escludere i «viaggi dei tir a passo di lumaca e altre forme di lotta».
L’obiettivo, infatti, al di là del cambio degli inquilini dei palazzi del potere romano, resta sempre lo stesso: tariffe eque. Il fronte della protesta registra l’adesione del Pd della Provincia di L’Aquila: «Saremo a Roma con i nostri amministratori locali, convinti sostenitori e protagonisti dell’iniziativa, poiché quello del caro pedaggi è un tema di grande rilievo per l’economia e per i costi scaricati su attività produttive e fasce deboli della popolazione di un’area interna e montana già fiaccata da evidenti difficoltà». Altra priorità per il Pd è la sicurezza: «Il governo precedente, negli anni scorsi, ha stanziato, le risorse necessarie per l’avvio degli interventi di messa in sicurezza dell’autostrada», affermano, «oggi assistiamo a un incomprensibile immobilismo del Ministro Toninelli che pregiudica quelle opere e che mette a rischio centinaia di posti di lavoro. I cantieri avviati sono fermi da settimane e 500 lavoratori hanno perso il proprio posto di lavoro, con un danno doppio: la perdita di occupazione e la sospensione delle opere di messa in sicurezza».
Mario Sbardella
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