Caroprezzi, dopo il gasolio tocca al pane

26 Febbraio 2022

Gli effetti in Abruzzo: la pasta aumenta di 10 euro a tonnellata. Schizzano i costi di mais e frumento 

PESCARA. Non solo rincari in bolletta ed effetti devastanti sul turismo russo: le conseguenze della guerra in Ucraina iniziano a sentirsi in Abruzzo pure con un aumento choc dei prezzi dei generi alimentari, tra cui pane e pasta che ora costano fino a dieci euro in più per ogni tonnellata.
Il costo del mais è già aumentato del 3,5% in un solo giorno, ma anche il grano tenero (+2,5%) e persino la soia (+1,5%) hanno già cominciato ad appesantire gli scontrino.
Si tratta di materie prime di cui l’Ucraina e ricchissima e che vengono esportate quotidianamente da quelle terre in tutto il mondo. L’Ucraina, secondo i dati Coldiretti, ha infatti un ruolo importante sul fronte agricolo con una produzione di circa 36 milioni di tonnellate di mais per l’alimentazione animale (è al 5° posto nel mondo) e 25 milioni di tonnellate di grano tenero per la produzione del pane (7° posto al mondo). Ma anche l’isolamento commerciale della Russia contribuisce a far crescere i prezzi, dato che si tratta del principale Paese esportatore di grano a livello mondiale.
Schizza il prezzo delle materie prime e di conseguenza aumenta anche il costo necessario per produrre beni di primissima necessità come pane e pasta: un rincaro doloroso (ma atteso e annunciato) per chi va a fare la spesa.
Anche l’analisi fatta dai Consorzi Agrari d’Italia (Cai), conferma le conseguenze tragiche sull’economia a poco più di 48 ore dallo scoppio del conflitto. Una guerra che ha già fatto schizzare alle stelle il prezzo del carburante, e che farà crollare le presenze di turisti russi in Abruzzo. Ma gli effetti collaterali non si fermeranno qui e il costo delle materie prime è destinato a volare nei prossimi giorni. Il grano tenero, in particolare, utilizzato per la produzione di pane, farine e biscotti, è arrivato a costare dai 4 agli 8 euro in più a tonnellata.
Deciso e notevole l’aumento del prezzo del mais, che è fondamentale per la produzione di mangimi per l’allevamento, arrivato a costare addirittura 10 euro in più a tonnellata.
L’Italia, secondo i dati recenti, importa il 64% del grano tenero per il pane e i biscotti, il 44% di quello necessario per la pasta, senza dimenticare il mais e la soia fondamentali per l’alimentazione degli animali e per le grandi produzioni di formaggi e salumi, dove con le produzioni nazionali si riesce attualmente a coprire rispettivamente il 53% e il 73% del fabbisogno nazionale. (d.b.)