Cartelle esattoriali, la tregua sta per finire

Da maggio tornano notifiche e pignoramenti. Si parla di una proroga, ma non c’è alcuna conferma
L’AQUILA. Il conto alla rovescia è iniziato. Tra meno di 48 ore terminerà il periodo di sospensione della riscossione delle cartelle esattoriali concesso per la pandemia e, al momento, il Governo non ha ancora preso una decisione su nuove proroghe, ipotesi circolata con insistenza negli ultimi giorni. Ciò significa che da sabato potrebbero ripartire le notifiche, le procedure esecutive e cautelari. Tutti gli importi sospesi nel periodo emergenziale, dall’8 marzo 2020 al 30 aprile 2021, nel caso, dovranno essere pagati entro fine di maggio, anche se ci si potrà avvalere di rateizzazioni concordate. Ma ci sarà tempo fino al 31 luglio per il pagamento delle rate in scadenza nel 2020 e 2021 della Rottamazione-ter e del Saldo e stralcio.
MILIONI DI CARTELLE. È dall’8 marzo 2020 che i vari provvedimenti emergenziali emanati hanno di fatto congelato l’attività dell’Agenzia delle Entrate Riscossione (ex Equitalia) . Le cartelle esattoriali rimaste nel cassetto sono circa 35 milioni, numero al quale si aggiungono i 15 milioni di comunicazioni e avvisi che l'Agenzia ha iniziato a notificare già da qualche settimana. Il decreto Sostegni aveva prorogato la sospensione delle attività di notifica delle cartelle fino al 30 aprile. Dal 1° maggio potrebbero quindi riprendere le procedure di invio e i pignoramenti su stipendi e pensioni.
RATEIZZAZIONI. Chi dovesse avere problemi a far fronte ai pagamenti nei termini previsti potrà richiedere un piano di dilazione in 10 rate, anche non consecutive. Resteranno invece sospese, in attesa dell’annullamento definitivo, le cartelle relative a carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, di importo residuo inferiore a 5 mila euro.
SI ATTENDE LA PROROGA. Il Governo Draghi starebbe valutando una nuova proroga che, in base ai rumors filtrati nei giorni scorsi, sarebbe dovuta finire nel decreto Sostegni bis, per il quale il parlamento ha già approvato un nuovo scostamento di bilancio da 40 miliardi. Dato che il provvedimento potrebbe slittare alla prossima settimana, si starebbe pensando a un decreto ad hoc.
Ma ad oggi si tratta solo di annunci. A frenare l'esecutivo sono soprattutto i costi legati all’operazione: dal 28 febbraio al 30 aprile, le perdite per lo Stato dovute alla sospensione sono state di 510,4 milioni di euro. Somma che, in caso di una nuova proroga trimestrale, potrebbe superare gli 800 milioni. (ro.ciu.)

