Casa di accoglienza per i papà “feriti” dalle separazioni

La struttura della Caritas in via Sacco aprirà domani Ospiterà uomini in difficoltà economiche e psicologiche
PESCARA. Quando una coppia si rompe è sempre e comunque un momento drammatico. Emotivamente, affettivamente, psicologicamente e anche economicamente. Tra le «nuove povertà» viene ascritta – tra l’altro come una emergenza in crescita – la situazione dei «padri separati»: casa lasciata a ex moglie e figli e dunque nuovo affitto da pagare, mantenimento per la famiglia da versare, bollette e spese quotidiane quando non un mutuo comunque da onorare ed ecco che con la crisi imperante anche una persona con un onesto lavoro può non farcela. E finire a dormire in macchina.
Con conseguenze drammatiche anche sul piano dei rapporti con i figli, della conflittualità con l’ex moglie, oltre che fonte di depressione importante. La Caritas Diocesiana di Pescara-Penne ha riscontrato che sempre più persone che bussano ai suoi Centri d’ascolto, piuttosto che ai dormitori e alle mense, sono persone separate o divorziate. Circa il 10% degli uomini che si sono rivolti nel 2014 alla Caritas vive una situazione di separazione e divorzio. Tra questi diversi hanno difficoltà a incontrare i loro figli, soprattutto se minorenni, in luoghi dignitosi e che diano una dimensione di casa.
E' difficile vedere i propri figli ad esempio vivendo il dormitorio oppure appoggiandosi ad un albergo. Si è costretti a stare in giro, ci si vergogna della situazione di vita. Da questa esigenza nasce l'idea di «una casa di accoglienza per il disagio adulto (adulti maschi in difficoltà)», come viene definito il progetto “Angelo custode - una casa per papà feriti”. Domani alle 18 verrà inaugurata una co-housing pronta ad accogliere temporaneamente i papà separati, struttura della parrocchia Santi Angeli Custodi in via Sacco, che aprirà le porte alle «nuove emergenze», spiega il parroco don Giuseppe Scarpone. «La separazione e il divorzio», continua il sacerdote “ascoltando” un bisogno sempre più forte, che vede poche “risposte” sul territorio italiano, «stravolgono sempre i progetti della coppia, portano sofferenze e generano grandi difficoltà affettive, ma anche economiche. Per questo abbiamo voluto creare, da un rudere, la nostra casa di accoglienza concepita perché l’ospite, possa sentirsi, anche negli ambienti di qualità, sostenuto e rispettato nelle sue esigenze primarie».
Il progetto, finanziato dai fondi 8 x1000, è stato coordinato dalla Caritas presieduta da don Marco Pagniello. La struttura è su 3 livelli più un sottotetto: al primo piano trovano spazio gli ambienti comuni (cucina, refettorio, sala lettura e tv), al secondo le camere da letto (6 e di diversa grandezza); nel sottotetto ecco lavanderia e stenditoio. Il tempo in cui si può restare sarà stabilito valutando le singole situazioni. Si potrà accedere attraverso il Centro d'ascolto diocesano cui anche le parrocchie potranno inviare quanti fossero in stato di necessità. La casa seguirà la politica del co-housing, della coabitazione che offre l'occasione di condividere spazi e tempi di vita con gli altri ospiti per confrontarsi e affrontare insieme il momento di difficoltà. Questa formula permetterà la contrazione delle spese offrendo l'occasione di un supporto alla gestione della quotidianità.
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