Casa di riposo, il tribunale concede altre 2 settimane

1 Febbraio 2019

Fraternità Magistrale di Città Sant’Angelo, confermate le richieste della Curia  Ares: sì ai lavori. I sindacati: ricollocare i lavoratori. Lunedì incontro in prefettura

CITTÀ SANT’ANGELO. Il destino della Fondazione Fraternità Magistrale ormai è certo: la struttura chiuderà definitivamente nell’arco di un paio di settimane. Si è tenuta ieri mattina la nuova udienza in Tribunale che ha confermato la necessità di sgomberare il prima possibile la casa di riposo di Città Sant’Angelo a causa delle criticità strutturali che mettono a rischio gli anziani ospiti della residenza, molti dei quali non autosufficienti.
Si è spenta così anche l’ultima speranza per i 62 ospiti della casa di risposo e per i loro familiari, che hanno provato in ogni modo a far sentire il proprio disagio nel trovare una nuova sistemazione sul territorio ai propri cari. A rendere nota l’ultima pagina di questa complessa vicenda, che vede contrapposte la Fondazione Fraternità Magistrale, presieduta dal vescovo Tommaso Valentinetti e proprietaria dell’edificio, e la Ares, che gestisce la struttura, è il socio di maggioranza della società Dino Di Stefano. «Ci abbiamo provato, ma ormai l’epilogo era già scritto», commenta. «Ora avremo a disposizione altri 10/15 giorni per liberare l’edificio e riconsegnare le chiavi. È un vero peccato perché avremmo potuto continuare a lavorare bene, facendo dei lavori e continuando a dare un servizio agli ospiti, che ora hanno difficoltà a trovare strutture in grado di ospitarli». A subire lo scotto dell’imminente chiusura della struttura sanitaria angolana anche i 26 dipendenti, 15 dei quali con contratto a tempo indeterminato. Ed è proprio per affrontare il futuro del personale della casa di riposo che il 4 febbraio è previsto un nuovo incontro nella sede dell’Ispettorato del lavoro, dopo il tavolo tecnico tenutosi in settimana in prefettura.
L’incontro, sollecitato da Fp Cgil e Uilp, sarà orientato sia a trovare un accordo con la Ares in merito al pagamento degli stipendi di dicembre e gennaio e della tredicesima, ma soprattutto a garantire una continuità lavorativa ai dipendenti. «Sul pagamento dei stipendi non c’è nulla da temere», assicura Di Stefano. «Quanto alla loro collocazione in altre strutture che gestiamo sul territorio, fatte le dovute valutazioni, credo che riusciremo a trovare una soluzione per 6/7 di loro». Nel corso dell’incontro in Prefettura, le sigle sindacali hanno lanciato anche un appello alla Curia, affinché si faccia carico della ricollocazione degli altri 8/9 dipendenti con contratto a tempo indeterminato. (a.l.)