Casa di riposo, parte l’appello all’arcivescovo

16 Febbraio 2019

Città Sant’Angelo, i lavoratori dell’ex Fraternità Magistrale preoccupati  dall’ipotesi della disoccupazione. Marcucci: «La Ares non assumerà nessuno»

CITTA’ SANT’ANGELO. Un appello alla Curia affinché possa trovare una soluzione immediata per riallocare veramente i tredici lavoratori dell’ex Fraternità Magistrale, che ha ormai chiuso i battenti a Città Sant’Angelo.
All’indomani dell’ultimo incontro durante il quale la Ares, società che gestiva la struttura angolana, e la Villa Lino Felicioni, che ha accolto gran parte degli anziani ospiti, si sono impegnate ad assumere da subito alcuni ex dipendenti della casa di riposo (6/7 attraverso le assunzioni a chiamata), con la promessa di poter ricollocare tutti nei prossimi mesi, i lavoratori chiedono all’arcivescovo Tommaso Valentinetti di trovare soluzioni per evitare la disoccupazione. Un appello in linea con le rimostranze espresse ieri da Massimo Di Giovanni della Cgil-Fp, che aveva evidenziato come la sigla sindacale si aspettasse qualcosa di più concreto da parte della Curia. A dichiararsi tutt’altro che soddisfatto della conclusione della vicenda è invece Francesco Marcucci della Uil-Fpl. «La verità è che i lavoratori per sfamare le proprie famiglie dovranno nell’immediato ricorrere al sussidio di disoccupazione», commenta. «Al netto delle promesse, oltre che vaghe anche puntualmente disattese in passato, serviva che i soggetti coinvolti si impegnassero con i fatti per salvare una situazione che invece è arrivata a un punto drammatico e irreversibile, nonostante gli sforzi e i tentativi da parte della nostra organizzazione sindacale. Né il vescovo né tanto meno l’Ares, società che con questi risultati ha gestito fino ad oggi la struttura, possono garantire alcun posto di lavoro per i dipendenti licenziati, altrimenti una soluzione sarebbe già stata trovata».
Marcucci lamenta l’abbandono dei lavoratori da parte della Fondazione presieduta da Valentinetti, ma soprattutto esprime scetticismo sulla possibilità per la Ares di riallocare gli ex dipendenti. «La Ares non è nella posizione di promettere alcunché, tanto meno posti di lavoro», prosegue, «tenuto anche conto che al momento versa in una tale difficoltà economica da non riuscire nell’immediato nemmeno a pagare ai lavoratori licenziati gli stipendi arretrati di gennaio e febbraio 2019, la tredicesima 2018 e il Tfr, tutti crediti per i quali ha già chiesto innanzi all’Ispettorato nazionale del Lavoro una dilazione di pagamento e il cui esito negativo, già prevedibile visto che la prima scadenza è stata disattesa, costringerà i lavoratori a richiedere il fallimento della società per poi accedere al Fondo di Garanzia dell’Inps».