Casalbordino, un lutto che non ha fine

15 Settembre 2023

Due stragi in tre anni, allo sgomento si unisce la preoccupazione per il futuro: 70 operai della Sabino ora rischiano il posto

CASALBORDINO. La nuova strage nella fabbrica di Casalbordino ha colpito al cuore un intero paese. La comunità è stordita e incredula. Il sindaco Filippo Marinucci ha rinviato a data da destinarsi la seduta del consiglio comunale che era in programma ieri.
«Un gesto doveroso e di rispetto», dice il primo cittadino, «sono senza parole. Tante le emozioni che provo in questo momento di dolore: incredulità, rabbia, sgomento. Il giorno dei funerali delle tre vittime sarà proclamato il lutto cittadino. Dobbiamo però avere la forza di asciugarci le lacrime e pensare al futuro. È arrivato il momento di dire basta. Sei morti in tre anni sono davvero troppi». «Questa volta fra le vittime c’è anche un operaio di Casalbordino», prosegue il primo cittadino, «questo addolora ancora di più. Non si può morire di lavoro. Al dolore si aggiunge la preoccupazione per il futuro. Settanta lavoratori rischiano di restare senza un’occupazione. Settanta famiglie sono in ansia. La politica deve intervenire: lo deve fare per garantire a tutte le famiglie coinvolte di poter continuare a vivere dignitosamente».
Qualche tempo fa si parlava di una possibile riconversione della Sabino Esplodenti in un’azienda che fabbrica proiettili. Pare ci fossero importanti finanziamenti in arrivo. La nuova sede sarebbe stata individuata a Pollutri. La fabbrica avrebbe dato lavoro a 60 persone e il lavoro sarebbe stato molto più sicuro. «A questo punto è da vedere se il progetto andrà avanti e che cosa accadrà», dice Marinucci. «Molto dipenderà dalle decisioni della magistratura, ma anche dagli stessi dirigenti della società».
Il vice sindaco Carla Zinni è d’accordo con Marinucci e invoca a sua volta la sicurezza sul lavoro. I residenti, riuniti nella piazza del paese, scuotono la testa increduli. Nessuno di loro vuole commentare.
Lo fa il consigliere comunale Alessandro Santoro. «Non è più ammissibile che una persona esca da casa per andare a lavorare e non torni più. Quello che accade alla Sabino lascia senza parole», dice Santoro, «l’imprevisto sembra essere divenuto consuetudine. È evidente che determinate lavorazioni richiedono molto più che un sacrificio ai lavoratori. Egoisticamente preferirei che lavorazioni così a rischio non venissero più fatte nel nostro territorio. Non in questo modo». Santoro è anche il patron del Casalbordino calcio, la squadra della quale è presidente Paola De Camillis. Uno dei tre lavoratori morti, Giulio Romano, era suo cognato. «Indescrivibile il dolore della famiglia per quanto è accaduto. È un dolore troppo forte che ci ha sconvolti tutti», racconta la donna. Anche negli spogliatoi della squadra si respira un’aria di sconforto. La squadra del Casalbordino domenica scenderà in campo con il lutto al braccio. Prima della partita sarà osservato un minuto di silenzio.
Mercoledì a capire per primi cosa stesse accadendo alla Sabino sono stati i balneatori. «In spiaggia si è sentito un botto tremendo e subito dopo si è vista una fiammata sulla collina di contrada Termini», racconta Berardino Ranalli, titolare del Lido Nadia. Diversi turisti si sono spaventati. Altri incuriositi pensavano ci fosse stato un incendio. Noi abbiamo capito subito che era accaduto qualcosa di molto grave. Un’altra strage e a soli tre anni dall’altra, anche noi ci uniamo al dolore che provano le famiglie delle vittime. È un momento difficile per tutta la nostra comunità. È come se fossero morte persone a noi care». Alfredo Di Rito, titolare del lido Stella del Sud e presidente dei balneatori, esprime vicinanza e cordoglio alle famiglie colpite dal grave lutto.
Anche i sindaci di Villalfonsina e Pollutri, Mimmo Budano e Nicola Maria Di Carlo, si sono uniti al dolore di Casalbordino. «L’esplosione ha scosso anche le nostre comunità», si commuove Budano, «quel boato ha fermato il cuore di un intero territorio».
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