Case a risparmio energetico: 7 anni per mettersi in regola

La nuova direttiva europea sugli immobili green crea problemi a migliaia di famiglie
PESCARA. Entro sette anni le case dovranno essere green, cioè a emissioni ridotte. Sembra una impresa impossibile ma è l’Europa a imporci i requisiti di efficienza energetica più stringenti. Per il primo gennaio 2030 tutti gli immobili residenziali dovranno rientrare nella classe energetica E. Tre anni più tardi sarà obbligatorio passare alla classe D. La direttiva approvata dal Parlamento Europeo mette l’Italia con le spalle al muro soprattutto ora che il governo Meloni ha deciso di cancellare il Superbonus 110%, il cui scopo era quello di favorire e accelerare la transizione ecologica. Uno strumento necessario se si considera il dictat dell’Europa sulle emissioni degli edifici pubblici e privati che impone la ristrutturazione dell’intero parco immobiliare anche in Abruzzo. La battaglia politica si è accesa a tutti i livelli e la partita è ancora tutta aperta. Ma la via maestra è tracciata.
Cosa significa casa green di classe E oppure D? E quali sono interventi imposti dal provvedimento?
CASE VECCHIE E NUOVE.
Partiamo dall’acronimo Epdb che sta per, Energy performance building directive, in altre parole la direttiva approvata dal Parlamento Europeo che suddivide gli immobili residenziali in vecchi e nuovi.
Entro il primo gennaio del 2030, tra appena sette anni, i primi dovranno rientrare nella classe energetica E. Nell'acquistare o affittare un immobile si può sentire parlare di classe energetica e Ipe (indice di prestazione energetica) che esprime i consumi da fonti non rinnovabili. Una casa in classe energetica E ha un consumo energetico superiore a 120 Kwh/mq all'anno. Ma già nel 2033, tra dieci anni, sarà obbligatorio passare alla classe D, il cui consumo è superiore a 90 Kwh/mq all'anno.
Se si passa dalla classe energetica E alla D dalle bollette si dovrebbe vedere una diminuzione dei consumi di circa il 25%, che si traduce in un risparmio compreso tra 150 e 250 euro, con il conseguente aumento del valore commerciale medio dell'immobile pari al 9,7%. Così spiega l'Enea, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico.
I LAVORI RICHIESTI.
Gli interventi necessari sono cappotto termico, sostituzione degli infissi, nuove caldaie a condensazione e pannelli solari. Ma c’è anche un terzo step della direttiva Ue che impone di arrivare alle emissioni zero entro il 2050, anche se gli edifici nuovi dovranno esserlo già a a partire dal 2028. E per quelli di proprietà o gestione pubblica la scadenza è persino anticipata e fissata al 2026.
LO SBARRAMENTO.
Le dogane saranno tre. La direttiva infatti prevede l’obbligo per l’incremento di prestazioni quando l’edificio viene venduto. Oppure quando è sottoposto a ristrutturazione complessiva. O infine se viene firmato un nuovo contratto di affitto. È però caduto il divieto di vendita e affitto di immobili non conformi alla direttiva, in più c’è una deroga sostanziale.
«I Paesi Ue stabiliranno le misure necessarie per raggiungere questi obiettivi nei rispettivi piani nazionali di ristrutturazione», si legge infatti nel testo. In linea di massima, nella classificazione di efficienza energetica, che va dalla lettera A alla G, quest’ultima dovrà corrispondere al 15% degli edifici con le prestazioni energetiche peggiori in ogni Stato dell’Ue. Su questi immobili sarà quindi necessario intervenire prima rispetto agli altri.
Gli impianti solari negli edifici diventano obbligatori in tutti i nuovi edifici pubblici e nei nuovi edifici non residenziali. Entro il 2027 scatterà l’obbligo sugli edifici pubblici e su quelli residenziali esistenti. Nel 2032 toccherà a tutti gli edifici sottoposti a ristrutturazione.
ADDIO ALLE CALDAIE
Per quanto riguarda le caldaie, ogni paese può esentare fino al 22% del totale degli immobili. Quindi il 78% degli impianti esistenti dovrà sparire. Dagli interventi sono esclusi i monumenti, le case per le vacanze, i palazzi storici ufficialmente protetti, e gli altri edifici di culto. Ma anche le abitazioni indipendenti con una superficie inferiore a 50 metri quadrati.
COSA SI RISCHIA.
Ogni singolo governo dovrà deciderle le sanzioni, ma il mercato comunque deprezzerà gli immobili non a norma.
Il Sole 24 Ore chiarisce che per le caldaie la Epbd indica un obiettivo già per il 2024, inteso come divieto di agevolazioni per l’installazione di apparecchi alimentati a combustibili fossili. Dopo il recepimento della direttiva scatterà il divieto di utilizzare sistemi di riscaldamento a combustibili fossili. Sono però esclusi i sistemi ibridi e le caldaie certificate per funzionare con combustibili rinnovabili.
LO SCHEMA SEMPLIFICATO.
Nella tabella pubblichiamo lo schema riepilogativo degli obblighi sulle case green che riportiamo anche di seguito.
Edifici residenziali esistenti: entro il 2030 tutti in classe energetica E; entro il 2033 tutti in classe energetica D; edifici della pubblica amministrazione esistenti: entro il 2027 in classe energetica E; entro il 2030 tutti in classe energetica D; nuovi edifici pubblici: dal 2026 dovranno essere tutti a zero emissioni; nuovi edifici privati: dal 2028 zero emissioni; i pannelli solari saranno obbligatori in tutti gli edifici pubblici e non residenziali a partire dal recepimento della direttiva; i bonus edilizi saranno vietati dal 2024 per le caldaie individuali con combustibili fossili; dopo il 2035 arriverà lo stop al riscaldamento degli edifici con combustibili fossili. Fanno eccezione gli edifici storici, i luoghi di culto, le case popolari, gli immobili autonomi sotto i 50 metri quadri, le seconde case. Ma anche i fabbricati temporanei con un tempo di utilizzo inferiore a due anni, siti industriali, officine ed edifici agricoli
IL REBUS DEGLI AIUTI.
Se però l’Italia chiude i rubinetti del Superbonus a chi chiederemo il sostegno finanziario per i lavori? La domanda è un enigma. Il Sole 24 Ore ipotizza la nascita di un Energy performance renovation fund, dotato di fondi europei. Secondo l’Ance in Italia sono 1,8 milioni gli edifici meno efficienti, per i quali l’intervento sarà prioritario. In media si calcolano 10mila euro di spesa famiglia. Ma è una stima certamente in difetto

