Case e garage per vendere droga Ecco l’asse albanesi-sudamericani

6 Marzo 2023

I sequestri messi a segno a Montesilvano e provincia dai carabinieri svelano un sottobosco florido Spiega un investigatore: prima erano solo corrieri, ora da stanziali hanno preso possesso della piazza

PESCARA. Prima erano solo corrieri, viaggiatori spregiudicati che portavano il carico di droga alle famiglie rom, rifornitrici della piazza pescarese, e poi se ne andavano alla stessa velocità con cui erano arrivati. Oggi gli albanesi che smerciano la droga sono diventati stanziali, residenti nel territorio della provincia, per far fruttare meglio stupefacenti e affari. L’analisi arriva da un addetto ai lavori, un investigatore di lunga esperienza che analizza l’operazione dei carabinieri di due giorni fa tra Montesilvano e Città Sant’Angelo e dice: «Avere una sistemazione logistica in loco, non solo dà il tempo di piazzare la droga, ma consente loro di prendere meglio possesso del mercato. Con il tempo, la criminalità albanese ha capito che era più conveniente creare una base sul posto, prendere degli appartamenti fissi dove appoggiarsi per avere poi più tempo per smaltire i carichi e soddisfare i clienti, anche con lo spaccio al minuto, che è poi quello più redditizio».
È in questa chiave che va letto il blitz dei militari guidati dal comandante provinciale Riccardo Barbera tra Montesilvano, Città Sant’Angelo e gli altri centri della provincia: le cinque misure cautelari, l’arresto di un 37enne albanese residente a Montesilvano e l’obbligo di firma di altri quattro, è la risposta a un sottobosco florido e attivo che alimenta lo spaccio locale e che si pone anche come mercato alternativo a quello portato tradizionalmente avanti dai rom di Rancitelli e non solo. E senza, però, che questo provochi frizioni tra i diversi gruppi di spaccio: come fa rilevare l’investigatore che chiede l’anonimato, nel Pescarese che è pure una grossa piazza per il mercato della droga, non c’è un controllo del territorio della criminalità organizzata. Dunque, c’è spazio per tutti. L’hanno capito bene gli albanesi, capaci di far girare cocaina e marijuana in grosse quantità, come attestano i sequestri messi a segno durante le indagini dai carabinieri, e poi di nasconderla nei terreni incolti o nei casolari abbandonati. Ma quello che adesso emerge, anche sulla scorta degli ultimi sequestri e denunce, è il collegamento diretto tra la criminalità albanese e quella sudamericana soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento dello stupefacente. Ad attestarlo, i 53 chili di marijuana, per un valore di 500mila euro, sequestrati a Ferragosto del 2021 in un garage di Montesilvano di una donna originaria dell’Ecuador, che è poi il maxi sequestro che ha dato il via all’operazione ultimata due giorni fa.
«Oggi gli albanesi usano gli stessi metodi che hanno usato gli zingari», conclude l’investigatore, «smerciando la droga all’ingrosso, sì, ma tenendosi anche quel chilo da smistare direttamente, che è poi quello che frutta loro di più». Un grammo di cocaina, diviso in quattro dosi, arriva a fruttare 100 euro che, al chilo, portano a un guadagno di 100mila euro.