Case popolari, Marsilio al contrattacco

24 Dicembre 2019

Legge impugnata, il presidente accusa: vogliono solo penalizzarci. Ma Legnini lo incalza: «Il centrodestra è superficiale»

L’AQUILA. All’indomani della decisione del consiglio dei Ministri di ricorrere alla Consulta contro la legge regionale che fissa nuovi criteri di assegnazione delle case popolari, il presidente della Regione Marco Marsilio va al contrattacco. Ma lo scontro politico si accende anche dentro il consiglio regionale, con Giovanni Legnini che osserva come dall’impugnazione emerga «la superficialità, l’arroganza e l’inadeguatezza della destra abruzzese».
«SOLO IDEOLOGIA». Affiancato dal vice presidente Emanuele Imprudente e dall’assessore al Bilancio Guido Liris, Marsilio ha tenuto ieri all’Aquila una conferenza stampa in cui ha illustrato le controdeduzioni della giunta regionale alle criticità sollevate da Palazzo Chigi. «Controdeduzioni che dimostrano come questa sia un’impugnazione del tutto ideologica, frutto di un pregiudizio politico che questo governo nutre nei confronti di una Regione che esprime una cultura politica diversa dalla sua».
Il primo rilievo mosso dal governo riguarda la produzione di documentazione richiesta dalla legge agli stranieri non comunitari, norma "suscettibile di determinare una disparità di trattamento”.
«Su questo punto», ha ribattuto Marsilio «il governo prende una formidabile cantonata perché è una legge dello Stato, per esattezza il Dpr 445 del 2000, a recitare che per i cittadini stranieri “gli stati, le qualità personali e i fatti sono documentati mediante certificazioni e attestazioni rilasciate dalla competente autorità degli Stati esteri”. Se dunque, secondo il governo, la nostra norma è incostituzionale, allora lo è anche la legge dello Stato a cui ci siamo espressamente richiamati».
LA RESIDENZIALITÀ. Altro aspetto su cui si sono appuntate le osservazioni del governo è il requisito aggiuntivo che la legge regionale riconosce a quanti possono dimostrare di risiedere da oltre 10 anni nella città in cui fanno richiesta per un alloggio. «Non è vero che è un requisito aggiuntivo», ha obiettato Marsilio, «perché già esisteva. Noi abbiamo solo aggiunto una premialità di punteggio per chi può dimostrare una continuità di vita su un territorio. Lo stesso principio è stato adottato anche da altre amministrazioni, come il molto progressista e molto democratico Comune di Firenze che, nel bando per l’assegnazione degli alloggi Erp, prevede l’attribuzione di 2 punti in più per la residenzialità».
NORMA ANTI-CRIMINALI. Il terzo appunto forte mosso dal governo riguarda il comma 3 dell’articolo 8 della legge, che stabilisce che un sindaco può dichiarare la decadenza dell’assegnazione nei casi in cui l’assegnatario “abbia ospitato stabilmente presso l’alloggio uno o più soggetti colti in flagranza di reato. Un’indebita ingerenza del legislatore regionale”, la definisce l'Esecutivo, "nel sistema ordine pubblico che l’articolo 117 della Costituzione riserva alla legislazione esclusiva dello Stato”. Anche qui Marsilio ribatte: «Questo principio era già nella norma precedente. Porteremo le controdeduzioni sui tavoli istituzionali», ha concluso, «sperando di trovare dall’altra parte sufficiente ragionevolezza».
PARLA LEGNINI.Nella giornata del contrattacco di Marsilio, è Legnini a dare voce al centrosinistra. E quella dell’ex vice presidente del Csm è una presa di posizione forte: «Con la severa e doverosa impugnazione da parte del Governo emerge con chiarezza la superficialità e l’arroganza dell’attuale classe dirigente della destra abruzzese. La reazione scomposta di vari esponenti di maggioranza è ingiustificata poiché siamo di fronte a un’impugnazione che evidenzia con precisione le disposizioni illegittime e discriminatorie che avevamo puntualmente individuato in Consiglio regionale, proponendo specifici emendamenti e chiedendo di modificare le norme, prima della loro definitiva approvazione».
NON SOLO CASE. «Un esempio, l’ultimo in ordine di tempo», incalza Legnini, «dell’inadeguatezza di questa maggioranza che, prima ancora del bilancio scritto a mano, ha prodotto in nove mesi solo tre leggi di riforma, tutte con criticità palesi: la prima, quella sulle case popolari, impugnata dal Governo; la seconda sui consorzi di bonifica, integralmente riscritta sulla base delle indicazioni delle opposizioni di centrosinistra; la terza, istitutiva dell’Agenzia della protezione civile, priva di risorse e lacunosa in quanto non provvede a una riforma complessiva del servizio di protezione civile regionale, anche alla luce della importante riforma nazionale approvata nel 2018. Nove mesi di governo regionale improvvisati e pasticciati», afferma, «caratterizzati da costanti litigi e nessuna attenzione al buon andamento dell’amministrazione regionale e ai provvedimenti di cui gli abruzzesi e l’economia del nostro territorio hanno realmente bisogno». L’UNIONE INQUILINI. «Esprimiamo piena soddisfazione per la decisione del Consiglio dei Ministri», commenta Walter Rapattoni, segretario regionale Unione Inquilini. «La giunta Marsilio farebbe bene, invece che perseguire scelte incostituzionali di pura propaganda, a impegnarsi a destinare risorse per i lavori di manutenzione straordinaria nelle case popolari e per un vero piano casa che aumenti l’offerta di alloggi a canone sociale».