Case popolari, partono gli sfratti Nel mirino chi non paga l’affitto

Il consigliere Forconi: «Dal mese di aprile abbiamo dato a tutti la possibilità di rateizzare le morosità» Solo alcuni hanno saldato, altri non hanno risposto. Adesso scatta la procedura per la decadenza
PESCARA. Dal comune di Montesilvano parte l’ultimatum per le famiglie che vivono nelle case popolari di proprietà dell’amministrazione ma non sono in regola con i canoni e non hanno mostrato alcuna intenzione di saldare le morosità, nonostante abbiano avuto la possibilità di farlo rateizzando il debito. L’annuncio arriva dal sindaco Ottavio De Martinis e dal presidente della commissione Politiche sociali del Comune, Marco Forconi, che più volte ha portato la questione all’attenzione della commissione. E oggi annuncia che l’amministrazione non intende perdere altro tempo, per cui avvierà la procedura di decadenza. Questo vuol dire che gli inquilini non in regola con i pagamenti, ormai da tempo, rischiano di perdere la casa. Ma per chi ha intenzione di saldare, le porte di Palazzo di città sono sempre aperte.
«Le somme di morosità accumulate si aggirano sui ventimila euro», dice Forconi spiegando che tutti gli inquilini che non hanno provveduto al pagamento del canone (c’è anche chi non paga la Tari), sono stati convocati e gli è stata offerta la possibilità di concordare un piano di rientro, cioè una rateizzazione. «La possibilità di usufruire del piano di rientro è stata data a 23 famiglie ma solo pochissime l’hanno accolta e poi hanno pagato, versando anche cifre considerevoli, mentre gli altri non hanno versato un centesimo pur avendo accettato la rateizzazione, oppure non hanno proprio risposto alla lettera che li invitava a saldare, e sono la maggioranza. Tra l’altro risulta che otto assegnatari degli alloggi popolari in questione siano percettori del reddito di cittadinanza».
La procedura è cominciata ad aprile e ora sta per chiudersi. «Gli assegnatari degli alloggi definitivi e delle case parcheggio (alcuni contratti sono scaduti e non possono essere rinnovati, in caso di morosità) sono stati convocati dall’azienda speciale, visto che si registravano debiti da 100 a 10mila euro per famiglia. Non tutti gli inquilini hanno accettato la possibilità di regolarizzare la propria posizione, anzi ce ne sono molti che proprio non si sono presentati negli uffici dell’azienda speciale, e sono parecchi, pur avendo raggiunto una morosità considerevole. Per il Comune si configura un danno erariale di fronte al quale non possiamo rimanere con le mani in mano», riflette Forconi che è determinato a non lasciare cadere la cosa. «Non è possibile che queste persone rischino di rimanere impunite mentre ci sono altre persone, senza casa, che sono in attesa di un alloggio, in graduatoria. E quindi si procederà alla decadenza per morosità», annuncia Forconi, che ha trovato «il sindaco d’accordo, su questa linea». Certo, c’è sempre la possibilità di redimersi e di «aderire al piano di rientro», prosegue sempre Forconi che capisce «le difficoltà di questo momento. Non si trova il lavoro, e da questo punto di vista l’azienda speciale è a disposizione, ma c’è anche chi percepisce il reddito di cittadinanza e non paga» lo stesso.
«Siamo andati incontro a chi non versava il canone», dice De Martinis, «ma la situazione è diventata cronica. Il Comune non può rinunciare a queste somme e non può passare il principio che paga Pantalone. E poi abbiamo una responsabilità nei confronti di chi non ha una casa. Sì, dunque, agli sfratti».

