Case popolari: passa la legge targata Meloni

16 Ottobre 2019

Il governatore esulta, l’opposizione accusa: in aula il voto tra le polemiche Niente alloggio persino a chi offende la bandiera tricolore oppure la divisa

L’AQUILA . Perde il diritto alla casa popolare persino chi strappa il tricolore e offende la divisa. La legge “sfratta delinquenti” dagli alloggi Ater passa in consiglio regionale con il voto di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, il no del centrosinistra e l’astensione del Movimento 5 Stelle. Il governatore Marco Marsilio esulta; Giorgia Meloni, leader del suo partito, lo ringrazia, grida vittoria e parla di “modello Abruzzo”. Ma l’approvazione avviene tra le polemiche.
Il presidente della giunta è a pranzo mentre in consiglio parte la discussione sulla sua legge.
PRIMA LA CARBONARA. E Sara Marcozzi, capogruppo dei 5 Stelle, lo fa fotografare a tavola e lancia l’hashtag ironico “prima la carbonara”, mentre Sandro Mariani del centrosinistra urla in aula: «Occuperemo il consiglio». È solo l’inizio della bagarre. Antonio Blasioli, consigliere Pd, parla di legge con obiettivi di propaganda, mentre Domenico Pettinari, vicepresidente del Consiglio, prende la parola dai banchi dell’opposizione pentastellata per definire «pericolosa» la nuova legge: «I mercanti di morte, gli spacciatori di droga, restano nelle loro case, dopo le condanne di primo e secondo grado», sottolinea. Anche Giovanni Legnini alza la voce per dire che la nuova norma non risolve alcun problema ed è fortemente discriminatoria. La definisce «una legge liberticida, una macelleria sociale».
ARRIVA MARSILIO. A discussione già cominciata arriva però Marsilio che difende a spada tratta la sua legge, diventata una bandiera ideologica del partito di Meloni. Dopo aver detto che la norma ripristina la legalità nell’accesso alle case popolari dà dell’«analfabeta costituzionale» a Pettinari, spiegando che non è possibile cacciare dalle case chi non ha una condanna definitiva, cioè al terzo grado di giudizio. Ed è la miccia che accende lo scontro. Per 10 minuti Pettinari urla frasi contro il governatore che prima incassa e, poi, risponde a muso duro.
PRIMA GLI ITALIANI. È questa la scena che meglio di ogni commento sintetizza il clima vissuto in Emiciclo.
Lorenzo Sospiri, presidente del Consiglio, riassume la legge che – spiega il forzista –, introduce novità rispetto alla vecchia norma del 1996: non solo gli italiani, ma anche gli stranieri, ora, dovranno dimostrare di non possedere immobili nel loro paese d’origine. Questo però è il passaggio che Legnini ha censurato come discriminatorio e irrealizzabile. Sospiri gli risponde che non determinerà penalizzazioni verso i cittadini stranieri in regola: basterà un documento rilasciato dalle ambasciate e consolati. Sembra facile...
FUORI I PREGIUDICATI. Vanno fuori dagli alloggi popolari anche tutti coloro che si macchiano di reati di vilipendio nei confronti della Repubblica, delle forze dell’ordine, delle Forze Armate, della nazione, oppure che danneggiano la bandiera italiana. Ma anche in questo caso Legnini attacca la norma definendola liberticida, perché tratta allo stesso modo reati “contravvenzionali” e delitti molto più gravi.
VIOLENZA DOMESTICA. Perderà l’alloggio popolare anche chi si macchia di violenze domestiche, dallo stalking fino ad arrivare all’omicidio. E in questo caso non occorre attendere il terzo grado di giudizio, come già accade per chi è sorpreso in flagranza di reato a spacciare droga o a favorire la prostituzione. Ma lo spacciatore che non viene preso con le mani nel sacco mantiene l’alloggio e finché la sua condanna non passerà in giudicato, così come chi commette reati di peculato, corruzione, concussione, oppure chi minaccia un pubblico ufficiale o commette favoreggiamento e falsa testimonianza, chi ruba o danneggia.
I TEMPI DELLA GIUSTIZIA. Ma in questo caso, considerando la lentezza della giustizia, si dovranno attendere anche anni prima che il delinquente perda l’alloggio popolare, sbotta Pettinari.
I PADRI SEPARATI. La nuova legge però tra le innovazioni apre una nuova finestra nei confronti dei coniugi divorziati. Anche il marito che si separa ha il diritto di avere la casa popolare.
BASTA ABUSIVI. Ma chi occupa abusivamente un alloggio perde il diritto di allaccio alla rete dell’acqua potabile e di altri servizi, come luce e gas. Infine, almeno ogni due anni le Ater dovranno pubblicare gli elenchi degli alloggi occupati abusivamente, consentendo ai sindaci di attivarsi e sfrattare gli inquilini.
Ma qui sorge un’altra obiezione sollevata dall’opposizione, e cioè che la norma non prevede un giusto raccordo tra procure e forze dell’ordine deputate a informare i sindaci e le commissioni Ater che svolgono istruttorie e controlli. Una mancanza che però, secondo Guerino Testa, capogruppo di FdI, sarà tra poco sanata attraverso le firma di accordi tra procure e comuni. Ma bisogna attendere.
CONDANNA A DUE ANNI. Alla fine la legge viene votata ed incassa naturalmente il sì di Fratelli d’Italia che l’ha proposta, di Forza Italia e della Lega, che riesce a far abbassare a due anni (uno in meno rispetto a quelli previsti all’origine) la pena che farà scattare lo sfratto. La maggioranza si ricompatta concedendo alle opposizioni solo la possibilità che accanto alla mobilità obbligatoria, cioè al rilascio coatto dell’alloggio, ci sia anche una mobilità volontaria che viene incontro agli inquilini anziani o disabili costretti a vivere in piani alti di alloggi senza ascensori né montacarichi. Ma il centrosinistra vota no. «Abbiamo assistito ad una gara tra Lega e FdI a chi manifestava il voto più di estrema destra in consiglio regionale, spacciandolo per attenzione alle norme di sicurezza», è il commento finale di Silvio Paolucci, Blasioli e Dino Pepe.