Case sulla riviera sud: scontro in tribunale per i permessi negati

18 Dicembre 2016

Pescaraporto ricorre al Tar e richiede i danni al Comune per il no alla realizzazione di abitazioni al posto degli uffici

PESCARA. Pescaraporto, la società immobiliare di cui sono soci i figli dell’avvocato Giuliano Milia e la famiglia degli imprenditori Mammarella, ha avviato una battaglia legale contro il Comune, con un ricorso al Tar accompagnato da una richiesta di risarcimento dei danni, di cui ancora non è stata resa nota l’entità. L’obiettivo è annullare il provvedimento emanato nell’ottobre scorso dal dirigente del Dipartimento attività tecniche dell’ente Gaetano Silverii con cui ha respinto la richiesta, avanzata dalla società, per ottenere il titolo edilizio in variante e il cambio di destinazione d’uso da uffici, ad abitazioni civili.

Si tratta dell’ultimo capitolo di una vicenda che si trascina dal 2012, da quando la società ha ottenuto dal Comune il permesso di costruire un albergo nell’area della riviera di Porta Nuova, a fianco dell’ex Cofa, una volta occupata dall’azienda Edison. Da allora sono cominciati i guai per Pescaraporto. Sono partiti subito due ricorsi al Tar, uno presentato dall’ex consigliere di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo e l’altro dalla società Angela, titolare del vicino hotel Regent, per contestare, il primo, la decisione dell’ente di rilasciare i permessi nonostante l’area ricadesse in un Piano particolareggiato, che prevedeva una superficie di cessione per alcuni servizi, tra cui spazi verdi, parcheggi e strade e, il secondo, per bloccare l’insediamento di nuove strutture turistico ricettive nelle vicinanze di alberghi già esistenti. Il Comune si è schierato in difesa della società.

Il Tar ha accolto il ricorso dell’hotel Regent e non quello di Acerbo, annullando così i permessi rilasciati dal Comune a Pescaraporto. L’intervento si è così bloccato.

Ma la società di Milia e Mammarella non si è data per vinta e ha presentato subito ricorso al Consiglio di Stato impugnando la sentenza del tribunale amministrativo di primo grado. Nel frattempo, è arrivato un provvedimento che ha in un certo senso facilitato la ripresa dei lavori per Pescaraporto. È stato approvato, nell’aprile del 2015, un emendamento alla Legge di stabilità che ha stabilito la prevalenza di provvedimenti incentivanti, come il Decreto sviluppo, sia sui Piani regolatori, che sui Piani particolareggiati e attuativi. Ma dopo sette mesi, nel novembre dello stesso anno, il Consiglio di Stato si è pronunciato accogliendo il ricorso di Pescaraporto e annullando la sentenza del Tar. In questo modo, la società ha potuto riprendere l’intervento per realizzare non più l’albergo, ma uffici e spazi commerciali, grazie a un cambio di destinazione d’uso. Ma non gli è bastato. Nell’estate scorsa, i rappresentanti di Pescaraporto si sono presentati in Comune per richiedere un altro cambio di destinazione d’uso, questa volta da uffici a residenze e il titolo edilizio in variante. Ma il dirigente ha detto no ed è partito un altro ricorso al Tar. ©RIPRODUZIONE RISERVATA