Caso Spoto, dichiarata la morte presunta

Il giudice accoglie la richiesta della famiglia del giovane francavillese scomparso a Roma 16 anni fa
FRANCAVILLA AL MARE. A distanza di due anni dal ricorso presentato dalla famiglia, è arrivata la dichiarazione di morta presunta per Luca Spoto, il giovane francavillese scomparso a Roma il primo aprile 2004, dove si era trasferito a casa della nonna per proseguire gli studi universitari.
La decisione è stata presa dal giudice relatore del tribunale di Chieti Marcello Cozzolino, il quale dopo le ultime indagini ha accolto le richieste dei genitori del ragazzo, mamma Daniela e papà Giuseppe. La pronuncia infatti era già attesa per il mese di gennaio, ma era stato proprio il giudice a volersi togliere un ultimo scrupolo prima di pronunciarsi, chiedendo l’acquisizione degli atti d’indagine alla procura di Roma.
«È stato messo un punto fermo alla vicenda, ma la speranza di poter rivedere Luca rimarrà sempre accesa nel cuore dei suoi cari», commenta il legale della famiglia Spoto Marco Cozza, che ha seguito tutta la vicenda finalizzata a ottenere la dichiarazione di morte presunta. «I genitori e il fratello Carmelo, che ha chiamato Luca il suo primogenito, hanno accolto con molta serenità la decisione del giudice», aggiunge l’avvocato, «del resto questo è quello che volevano da quando nel 2018 hanno presentato il ricorso. Tale pronuncia è un atto meramente formale che serve per sistemare diverse questioni burocratiche, altrimenti ferme. Ma è chiaro che nessuno potrà togliere loro la speranza di un miracolo».
La vicenda è stata seguita anche dall'associazione Penelope Abruzzo di Alessia Natali, sempre impegnata nel fornire aiuto e supporto a familiari e amici di persone scomparse. In questo caso, l’ultima notizia su Luca Spoto risale a oltre 16 anni fa, quando si allontanò senza soldi né cellulare dalla casa della nonna nella capitale. Da quel momento si sono perse le tracce. Nel corso degli anni non sono mancati gli appelli della famiglia, anche tramite giornali e televisioni, le ricerche e le attività finalizzate a offrire una risposta a quello che ancora oggi resta un mistero. In più di una circostanza i genitori sono stati ospiti della trasmissione “Chi l'ha visto?” per rilanciare l’appello e provare a muovere le acque.
Ma tutti i tentativi sono rimasti vani. Si sono mossi, hanno viaggiato per seguire qualche timida segnalazione rivelatasi poi infondata. Come ricorda l’avvocato Cozza «qualche anno fa hanno preso l'aereo e sono andati a Londra, perché da lì avevano ricevuto notizia di un possibile avvistamento di loro figlio. Ma, quando sono arrivati, si sono resi conto che si trattava di un caso di mera omonimia».
Anche per questo, dopo mille ricerche che non hanno mai prodotto un elemento concreto a cui aggrapparsi, decorso abbondantemente il termine legale che consente di procedere con la dichiarazione di morte presunta quando sono trascorsi più di 10 anni dall’ultimo avvistamento, la famiglia ha chiesto e ottenuto di mettere un punto alla vicenda, per quanto esso sia meramente formale. Sarà utile per l’amministrazione e per la burocrazia, ma ancor di più consente di chiudere il cerchio di una vicenda rimasto aperto per troppo tempo.
Il giudice ha assecondato e accolto la volontà della mamma, del papà e del fratello di Luca, supportata dall’evidenza dei fatti. Appare però altrettanto evidente che, al di là di quanto fissato dalla legge, la speranza di un diverso finale continuerà a vivere nel cuore della famiglia Spoto.
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