Caso Trisi, il dipendente Ricordi può tornare a lavorare tra 6 mesi

È accusato di aver usato l’auto di servizio dell’ente per scopi personali: accolto in parte il ricorso E spuntano le intercettazioni in cui gli spacciatori gli chiedevano agevolazioni per fare i documenti
PESCARA. I giudici del tribunale dell’Aquila accolgono in parte il ricorso in appello e riducono da 12 a 6 mesi la misura interdittiva applicata a Jairo Ricordi, il dipendente del Comune di Pescara coinvolto nell’inchiesta su appalti pilotati e droga, che vede in primo piano l’ex dirigente dei Lavori pubblici, Fabrizio Trisi, prima in carcere e ora ai domiciliari, così come l’imprenditore Vincenzo De Leonibus, destinatario di corsie preferenziali per l’assegnazione degli appalti di massima urgenza. Una riduzione della sospensione dal lavoro che i giudici aquilani imputano al fatto che il gip di Pescara, non avendo specificato la durata della sospensione nel provvedimento (che quindi va considerato nella misura massima di 12 mesi), avrebbe dovuto motivare meglio la sua decisione per Ricordi, accusato di peculato per l’indebito utilizzo dell’auto del Comune. Per il resto, le motivazioni addotte dall’avvocato Massimo Galasso non sono state ritenute sufficienti in questa fase di ricorso in appello. Per i giudici, «il pericolo di reiterazione di reati, non solo di peculato, ma più genericamente contro la pubblica amministrazione, è concreto ed attuale». E i giudici aquilani richiamano la memoria della procura pescarese (pm Anna Benigni e Luca Sciarretta), l’ultima informativa della polizia giudiziaria, una serie di sommarie informazioni testimoniali (tutto acquisito dopo gli arresti del 12 giugno) e anche le intercettazioni fra Ricordi e altri indagati: i due spacciatori Pino Mauro Marcaurelio e Vincenzo Ciarelli. «Inquietanti», si legge nell’ordinanza, «sono le conversazioni fra Marcaurelio, lo spacciatore di cocaina, e Ricordi», a cui quest'ultimo fa ottenere un mandato di pagamento in tempi brevi, e «le conversazioni fra Ricordi e Vincenzo Ciarelli, altro fornitore di cocaina, dalle quali emerge che Ricordi si adopera per fare un favore a Ciarelli, ossia fare conseguire rapidamente ad una sua amica il cambio di residenza senza presentarsi in Comune»; o quando Ciarelli chiede aiuto a Ricordi «per fare la carta d’identità senza fare la fila dopo l’orario di chiusura». E sulla eventuale, possibile derubricazione del reato di peculato in quello più leggero di peculato d’uso, i giudici sostengono che le indagini potranno approfondire questo aspetto «che allo stato pare potersi escludere», in quanto «difetta il requisito della momentaneità dell’utilizzo del mezzo, considerato che spesso l’autovettura, dopo essere stata utilizzata dall’indagato per scopi privati durante il giorno, veniva parcheggiata la notte presso la sua abitazione». E l’ordinanza sottolinea il danno al Comune: «Né può ritenersi, allo stato, che il Comune non abbia subìto un danno, giacché è evidente che l’autovettura, nella disponibilità dell'indagato anche in orario di servizio, era sottratta al legittimo uso che gli altri dipendenti avrebbero potuto farne». L’inchiesta è ancora in corso e molti sono gli accertamenti in relazione a un’altra decina di imprese che potrebbero avere avuto una corsia preferenziale da parte di Trisi, oltre alla società di De Leonibus. Quest’ultimo è in attesa della decisione del gip sulla misura che potrebbe essere applicata alla sua azienda in base al decreto legislativo 231 che pone, a carico dell'impresa, una responsabilità amministrativa in dipendenza di determinati reati commessi da propri amministratori.

