Caso Trisi, l’inchiesta si allarga: indagato il sindaco di Picciano

Vincenzo Catani avrebbe ottenuto dall’ex dirigente ai Lavori pubblici l’assunzione del proprio figlio In cambio, avrebbe inserito Trisi nella commissione per l’appalto del dissesto idrogeologico del paese
PESCARA. Un altro indagato entra nell’inchiesta sullo scandalo al Comune di Pescara per quel giro di appalti, tangenti e cocaina che a giugno scorso fece scattare quattro arresti. I pm Anna Benigni e Luca Sciarretta, che conducono l’inchiesta che sembrava giunta alle battute finali, mercoledì scorso hanno disposto perquisizioni e sequestri a carico di Vincenzo Catani, l’attuale sindaco di Picciano e padre di Tommaso, il giovane finito nell’inchiesta per essere stato favorito, secondo la Procura, nell'assunzione a Pescara Energia. Corruzione e turbativa d’asta i reati che la procura di Pescara contesta alsindaco Catani in relazione all’assunzione pilotata del figlio che già figurava nella misura cautelare che fece finire in manette l'ex dirigente dei lavori pubblici del Comune di Pescara, Fabrizio Trisi, l’imprenditore angolano Vincenzo De Leonibus che sarebbe stato favorito da Trisi nelle gare al Comune di Pescara in cambio di tangenti e droga, e due spacciatori, e che vide coinvolti anche due funzionari dello stesso ente, Jairo Ricordi e Gianluca Centorame (per loro scattò la misura interdittiva).
In qualità di sindaco di Picciano, Catani, stando all'imputazione, «al fine di agevolare il proprio figlio Tommaso, anche nell’ambito della “Selezione pubblica per titoli ed esami, per la formazione di una graduatoria a scorrimento finalizzata alle assunzioni a tempo indeterminato e/o determinato, per la figura di impiegato con mansioni di tecnico dalla società Pescara Energia, indicava Trisi (che nella procedura di assunzione era il presidente della commissione ndr) quale componente della commissione aggiudicatrice della gara d’appalto indetta dal Comune di Picciano per i “lavori di completamento e consolidamento per dissesto idrogeologico nel centro abitato di Picciano, così assicurandogli il compenso di 3.500 euro”. E in quell’ipotizzato sistema di “do ut des”, come scrivono i magistrati, che aveva riguardato l’assunzione del figlio, Vincenzo Catani, «mediante promesse, collusioni e altri mezzi fraudolenti, nella qualità di sindaco di Picciano, assicurava a Trisi i compensi in denaro derivanti dalla partecipazione di quest’ultimo alle commissioni di gara indette dal Comune di Picciano». È così che, secondo l’accusa, avrebbero turbato il concorso al quale partecipava il figlio del sindaco: «Segnatamente Trisi, quale presidente della Commissione», si legge nel capo di imputazione, «prima della prova orale, suggeriva al candidato Tommaso Catani, la scelta della busta contenente le domande previamente concordate con il Catani o comunque di più agevole risposta, così da agevolarlo nello svolgimento della prova, all’esito della quale il Catani risultava in prima posizione nella graduatoria finale». Gli uomini della Finanza mercoledì scorso hanno quindi eseguito le perquisizioni negli uffici comunali di Picciano, per verificare se Trisi abbia rivestito altri ruoli specifici a titolo oneroso al Comune di Picciano, sequestrando cellulari e supporti informatici al sindaco per verificare, inoltre, la presenza di messaggi, chat, mail e altro con Trisi, o eventuali documenti relativi al concorso del figlio. Nel procedimento in via di conclusione, Ricordi e Centorame attendono l’udienza per la messa alla prova e restano aperte le posizioni di Trisi e De Leonibus, entrambi liberi.

