Cassa integrazione ancora ferma per 54mila lavoratori abruzzesi

4 Aprile 2020

Intoppi burocratici per il provvedimento in deroga, va avanti quello ordinario con 2.468 domande Le associazioni di categoria: «Bene i primi provvedimenti, ma servono misure aggiuntive»

L’AQUILA. L’Abruzzo è una delle regioni dove la cassa integrazione in deroga è ancora bloccata. Ad oggi, sono 2.468 le domande per la cassa integrazione ordinaria pervenute all’Inps e 957 quelle del Fondo integrativo salariale. Sul piano nazionale, la quota raggiunta è di 2 milioni 456.101 richieste di cassa ordinaria per 5 milioni 188mila 901 beneficiari. L’indennità di 600 euro riguarda, al momento, 1 milioni 660mila persone. Ma come reagisce il mondo produttivo ed economico locale alle prime misure messe in campo per sostenere le imprese? Il giudizio è unanime: bene i primi interventi, ma si deve fare di più.
ECCO LA FOTOGRAFIA. Il report abruzzese evidenzia la totale assenza di domande di cassa integrazione straordinaria, approvata lunedì dalla Regione, ma non ancora entrata in vigore per intoppi burocratici. Una platea vastissima, che abbraccia 54mila 801 lavoratori, tra partite Iva e liberi professionisti, in attesa di ricevere i benefici previsti dal governo. Le domande per la cassa ordinaria sono 2.468, di cui 384 all’Aquila, 743 a Chieti, 865 a Teramo e 476 a Pescara. Il Fondo integrativo salariale riguarda, invece, 957 domande al momento: 145 all’Aquila, 304 a Chieti, 181 a Teramo e 327 a Pescara.
SOSTENERE LE IMPRESE. «Il sistema reggerà, anche se sarà una battaglia impegnativa». Così il presidente della Camera di commercio Chieti-Pescara, Gennaro Strever, che invoca «il supporto di governo, Regione e Camere di commercio, chiamate a mettere in campo tutti gli strumenti possibili per garantire la sopravvivenza delle imprese e sostenere la ripresa del mercato economico abruzzese. Sono fiducioso: noi abruzzesi siamo tenaci, ce la faremo. Il governo ha fatto molto, ma deve fare ancora», afferma Strever, «anche la Regione deve fare la sua parte, come il sistema camerale. Abbiamo preso atto della gravità del problema e, come Camera di commercio Chieti- Pescara, ci siamo immediatamente attivati mettendo a disposizione 5 milioni di euro delle risorse accantonate che saranno impegnati per accompagnare la rinascita economica del territorio, in particolare delle piccole e medie imprese».
ECONOMIA DEL CASSETTO. «Le misure adottate in emergenza, cassa integrazione, bonus da 600 euro e accesso al credito, rappresentano un primo passo, ma non è sufficiente». Ad evidenziare la criticità del momento è Lido Legnini, direttore regionale Confesercenti Abruzzo: «Stanno arrivando migliaia e migliaia di domande per la cassa integrazione, che riguarderà almeno il 70% delle aziende: questo produce una mole di pratiche enorme, che l’Inps e gli organi intermedi devono smaltire. L’accordo a monte tra Abi, governo e parti sociali consentirà, alle imprese che ne hanno esigenza, di anticipare tra il 15 e il 20 aprile, l’assegno di cassa integrazione che, altrimenti, rischiava di slittare tra fine aprile e fine maggio. Molte imprese, soprattutto del settore turistico, commerciale, della somministrazione e dell’artigianato vivono dell’economia del cassetto: l’incasso è giornaliero, non ci sono crediti da incassare. Quindi, il bonus o la cassa integrazione non consentiranno di reggere la sopravvivenza delle attività che hanno scadenze da rispettare, la gestione di magazzini, fitti e utenze».
«INIEZIONE DI LIQUIDITÀ». «Ci sono costi fissi di gestione e le aziende hanno bisogno di liquidità», spiega Legnini, «non tutti hanno delle riserve a monte. Si rischia che molte aziende entrino in crisi». La soluzione? «Lo Stato deve iniettare liquidità nelle casse di alcune tipologie di imprese, che le stesse possono restituire senza l’applicazione di tassi di interesse e a lungo termine».
MANCA RUOLO PARTI SOCIALI. «La legge approvata dal consiglio regionale è solo un primo passo, e non può assolutamente restare l’unico, compiuto nella battaglia per contenere le gravi conseguenze economiche che possono derivare dall’emergenza sanitaria», affermano, in una nota congiunta, Casartigiani, Cia, Claai, Cna, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti e Legacoop, Abruzzo, «la massa di risorse messe in campo potrà aiutare a tamponare gli effetti negativi determinati dalla chiusura di gran parte delle attività produttive. Tuttavia ci sono ancora alcuni passaggi da affrontare, a partire dalla domanda di liquidità che resta senza una risposta, specialmente per le piccole e piccolissime imprese, costrette improvvisamente alla chiusura. Le misure introdotte, che sono chiaramente un buon segnale, potranno infatti essere utilizzate solo fra qualche mese e solo in determinati casi, mentre le imprese hanno bisogno di liquidità in pochissimi giorni. Nei giorni scorsi abbiamo inviato al presidente, Marsilio, e all’assessore Mauro Febbo una proposta sul credito molto dettagliata che, se attuata rapidamente, potrebbe generare più di 250 milioni di euro di finanziamenti alle imprese, ad un tasso prossimo allo zero e con un anno di preammortamento. Sono queste le vere misure che servono». Le associazioni esprimono dubbi, inoltre, «sulla scelta di non coinvolgere stabilmente le parti sociali».
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