Cassaforte rubata, trovate tracce di sangue

La polizia sta indagando sul colpo ai danni della vedova Pagliari. Accertamenti della scientifica dopo la scoperta delle macchie
PESCARA. Potrebbero aver lasciato delle tracce di sangue i ladri che venerdì mattina hanno portato via la cassaforte nascosta in una delle camere da letto di casa Pagliari, in via Bruno Buozzi, al civico 53. In quella cassaforte c’erano alcune migliaia di euro in contanti e degli oggetti dall’enorme valore affettivo per la famiglia derubata, come gli orologi e gli oggetti preziosi acquistati da Mario, il capofamiglia, ucciso nel 2008 dentro Villa De Riseis.
Nell’appartamento al terzo piano dello stabile due giorni fa è arrivato il personale della questura, con la polizia scientifica, alla ricerca di eventuali tracce lasciate dai ladri, in primo luogo le impronte dei responsabili del colpo. Su uno dei letti dell’abitazione c’erano delle macchie e non è escluso che si tratti di tracce ematiche ma solo gli accertamenti successivi consentiranno di scoprire qualcosa di più.
La banda ha agito indisturbata, visto che nessuno si è accorto dell’arrivo dei ladri nel palazzo e neppure dell’uscita con la cassaforte in mano. E nessuno, soprattutto, si è preoccupato di lanciare l’allarme dopo aver sentito i rumori provenienti dall’alloggio. Per entrare, infatti, la banda ha sfondato la porta di ingresso, che era chiusa a chiave (ed è una porta blindata). Poi i malviventi si sono spostati da una stanza all’altra aprendo cassetti e armadi, alla ricerca di oggetti preziosi. Si sono soffermati nella camera da letto dove hanno trovato la cassaforte, nascosta dietro a un quadro. E anziché aprirla lì, per scoprirne il contenuto, l’hanno scardinata con un martello pneumatico e l’hanno portata via dal palazzo con tutto il contenuto e cioè denaro contante e oggetti preziosi: c’erano anelli, collane e due orologi con i nomi dei proprietari incisi sopra, e cioè Mario e Paola. Sono tutti ricordi del capofamiglia che la moglie Paola e i tre figli hanno conservato gelosamente in questi anni, dopo l’omicidio al parco. E proprio per il valore affettivo inestimabile di quegli oggetti Domenico Pagliari ha lanciato un appello ai ladri, chiedendo di riconsegnare il maltolto: «I soldi non ci interessano», ha detto «ma siamo molto legati a quei gioielli perché erano di mio padre. È qualcosa di intimo che ci è stato portato via. Ancora una volta siamo stati derubati degli affetti più cari».
Pagliari confida nelle indagini della polizia, che è stata avvertita nella tarda mattinata di venerdì quando la madre di Domenico è rientrata a casa e ha trovato la porta sfondata e il buco nella camera da letto, invasa dai calcinati. Nell’altra camera, tra cassetti aperti e rovistati, c’era del sangue, o almeno quello sembrava. E «c’è la speranza» che quelle ed altre tracce portino la polizia a dare un nome agli autori del furto.
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