Castaldi (M5S): «Ecco perché mi sono dimesso»

La batosta in Abruzzo era forse prevista. Ma spinge il dimissionario segretario regionale M5S, Gianluca Castaldi, ad alcune riflessioni sul futuro del partito di Conte che ha pagato caramente in...
La batosta in Abruzzo era forse prevista. Ma spinge il dimissionario segretario regionale M5S, Gianluca Castaldi, ad alcune riflessioni sul futuro del partito di Conte che ha pagato caramente in termini di voti la regola del divieto del terzo mandato rinunciando alle ricandidature di Pettinari e Smargiassi. «Nelle elezioni locali il simbolo non basta, bisogna capire che i candidati devono essere riconoscibili, che nelle amministrative servono un nome e un cognome da votare. Posso capire e sono d'accordo con le regole dei mandati per il parlamento, ma nelle elezioni locali questa formula non paga. Peraltro con le preferenze è proprio l'elettore che può scegliere se dare continuità o meno all'azione politica territoriale di un soggetto politico».
«C'è un altro motivo che mi spinge a questo ragionamento ed è il fatto che noi siamo un movimento partito dal basso, avevamo una ferocia rivoluzionaria, e da lì dobbiamo ripartire. Il movimento ha creato nel tempo tante figure e competenze politiche e in questo modo, con le vecchie regole, sono state messe da parte: sui territori questo lo paghi, perché invece sono dei punti di riferimento. Qui non si tratta di premiare i “portatori di voti”, di dare la caccia ai cda, anzi: ma se non dai un futuro, una prospettiva, qualche garanzia di impegno a quei militanti, dirigenti, eletti che ti sono stati vicini anni ed anni, hanno ingoiato rospi, hanno resistito prendendosi responsabilità pur di difendere un simbolo, un’idea, un sogno, addirittura hanno ridato i soldi indietro... senza crearsi un paracadute economico, beh reputo un delitto politico perdere quelle competenze».
«C'è un altro motivo che mi spinge a questo ragionamento ed è il fatto che noi siamo un movimento partito dal basso, avevamo una ferocia rivoluzionaria, e da lì dobbiamo ripartire. Il movimento ha creato nel tempo tante figure e competenze politiche e in questo modo, con le vecchie regole, sono state messe da parte: sui territori questo lo paghi, perché invece sono dei punti di riferimento. Qui non si tratta di premiare i “portatori di voti”, di dare la caccia ai cda, anzi: ma se non dai un futuro, una prospettiva, qualche garanzia di impegno a quei militanti, dirigenti, eletti che ti sono stati vicini anni ed anni, hanno ingoiato rospi, hanno resistito prendendosi responsabilità pur di difendere un simbolo, un’idea, un sogno, addirittura hanno ridato i soldi indietro... senza crearsi un paracadute economico, beh reputo un delitto politico perdere quelle competenze».

