Catasto, la riforma è quasi pronta

2 Ottobre 2021

Cosa cambia nella valutazione delle case. I proprietari non spenderanno di più

La riforma del catasto si farà.
Il governo prosegue i calcoli per rivedere le tasse sul mattone, con l’obiettivo di arrivare a un gettito equo, redistribuendo il carico fiscale e adeguando le rendite a valori di mercato, ma senza toccare l’abitazione principale. Non solo, perché si punta anche a far emergere gli immobili cosiddetti fantasma, quelli cioè non accatastati ma effettivamente esistenti. Dal punto di vista delle tasse, comunque, il presidente del Consiglio Mario Draghi rassicura sul fatto che non cambierà nulla.
OGGI COME FUNZIONA
Attualmente il sistema del catasto si basa su estimi che rappresentano valori teorici dei canoni che si potevano ottenere affittando casa negli Ottanta. Il problema è che le grandi città sono divise in aree poco omogenee sotto l’aspetto del mercato, oltre al fatto che il sistema prevede che il prezzo aumenti in caso di costruzione nuova. Di conseguenza, un complesso di abitazioni d’epoca di pregio al centro risulta con un valore fiscale minore rispetto a edifici con la stessa superficie, nuovi ma in periferia. Con la riforma si cambierebbe il metro di misura e muterebbe anche il prezzo, basato su canoni di mercato più recenti e coerenti con la realtà.
COSA PREVEDE LA RIFORMA
La riforma prevederà la rideterminazione delle destinazioni d’uso dei vari immobili, distinguendoli tra ordinari e speciali. Gli edifici coperti dai beni culturali costituirebbero una categoria a parte. Un altro cambiamento in vista della riforma catastale riguarda l’unità di misura, col passaggio dal vano al metro quadrato. Nel momento di determinazione del valore patrimoniale degli immobili ordinari verrebbe quindi usato proprio il metro quadrato, specificando i criteri di calcolo della superficie dell’unità immobiliare. Un punto fondamentale della riforma, poi, è quello che spinge sull’aggiornamento degli estimi catastali: vanno riviste costantemente le banche dati immobiliari con le informazioni provenienti dalla dichiarazione dei redditi. Quest’ultimo punto è stato espressamente richiesto dalla Commissione europea in sede di approvazione del Pnrr.
CHI PAGA
A meno che la riforma non preveda un bilanciato taglio delle aliquote, o una clausola di salvaguardia per cui chi paga di più possa optare per calcolare le imposte con il sistema precedente, il risultato finale sarebbe incassi minori per l’Erario centrale e le casse comunali. In ogni caso, l’obiettivo è quello di arrivare a un’imposizione più equa, con dati aggiornati in base alle ultime dichiarazioni dei redditi. La riforma dovrebbe fare in modo che per gli immobili di pregio in centro città si paghi di più, a prescindere da quando siano stati costruiti, rispetto a un edificio nuovo in periferia.
CASE FANTASMA
La riforma del catasto affronterà poi il problema degli immobili fantasma. L’Agenzia delle Entrate ha realizzato una nuova mappatura catastale dei beni immobiliari, messa a punto negli ultimi anni. Nel 2012 si era conclusa un’operazione di rilevamento di tutti gli edifici non risultanti al catasto. Il risultato è stato 2 milioni di “particelle” non dichiarate, con circa 1,2 milioni di unità immobiliari.