Catena umana, in mille davanti al San Massimo

Penne. Torna la protesta contro il depotenziamento dell’ospedale vestino Il comitato: «Andremo alla Corte europea per far valere le nostre ragioni»
PENNE . Una catena umana, con più di mille persone, per salvare l’ospedale di Penne. È quella che ieri pomeriggio si è data appuntamento alle 16.30, in piazza Santa Chiara, per abbracciare simbolicamente l’ospedale San Massimo e alzare il proprio grido di rabbia contro il depotenziamento del nosocomio vestino. L’intenzione è addirittura quella di avviare un referendum regionale. «Oggi mi sento utente dell’area vestina, ed è per questo che non ho indossato la fascia da sindaco», ha detto il primo cittadino di Penne, Mario Semproni, dopo aver preso la parola dinanzi alla folla. A organizzare la protesta, il comitato “Salviamo l’ospedale di Penne”. «La sentenza del Tar che ha respinto il ricorso del Comune di Penne, presentato contro i decreti commissariali che hanno declassato il San Massimo ad ospedale di area disagiata, non ci è piaciuta e andremo avanti fino alla Corte di europea di giustizia per far valere i nostri diritti. Basta con le chiacchiere», ha detto il rappresentante del comitato, l’avvocato Natalia Morricone. Alla manifestazione hanno preso parte tantissimi cittadini ed esponenti politici dei Comuni dell’entroterra vestino: i sindaci di Civitella Casanova, Collecorvino, Picciano, Villa Celiera, Montebello di Bertona, Loreto Aprutino (intervenuto con il vicesindaco). Pesanti e vibranti le parole del dottor Nicola Spoltore, uno degli attivisti del comitato di protesta. «Bocciamo Paolucci, il general manager della Asl di Pescara Mancini e il direttore Mascitelli. Siamo pronti ad andare avanti con un referendum regionale abrogativo con il coinvolgimento dei tanti paesi scontenti delle decisioni prese in materia sanitaria», ha tuonato Spoltore. Il corteo di protesta, dopo essersi raccolto in piazza Santa Chiara, ha “abbracciato” l’ospedale di Penne con i partecipanti mano nelle mano, fino dinanzi al pronto soccorso. «Siamo stanchi di veder il nostro ospedale ridotto in questo modo. Vogliamo che torni a funzionare al meglio come un tempo», hanno detto alcuni manifestanti. «Dobbiamo essere uniti e continuare a manifestare. Dobbiamo essere in tantissimi, anche se andremo a protestare sotto la sede del consiglio regionale. Nell’area metropolitana Chieti-Pescara ci sono tra cliniche private e ospedali pubblici almeno sei strutture, non è possibile che l’area vestina, con tutte le problematiche che sopporta da tempo, debba rinunciare anche a un presidio ospedaliero di buon livello», ha concluso Gabriele Frisa.
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