Causa Di Persio, debito da 1,2 milioni

18 Ottobre 2020

La Corte d’Appello: il Comune risarcisca l’imprenditore per un vecchio esproprio

PESCARA. Domani, arriverà all’esame del consiglio comunale una delibera per il riconoscimento di un debito di oltre 1,2 milioni di euro. Sono i soldi che l’ente dovrà pagare all’imprenditore, nonché noto collezionista di opere, Venceslao Di Persio. Lo ha stabilito la Corte d’Appello dell’Aquila che, con una sentenza, pone fine a una battaglia legale andata avanti per 19 anni.
La controversia parte da un atto di citazione del tribunale di Pescara, del 9 luglio del 2001, con cui Di Persio richiese al Comune il pagamento di 1.880.945.000 di vecchie lire, ossia 962.847 euro, a titolo di risarcimento, indennizzo e perdita della proprietà riguardo all’occupazione d’urgenza, ad opera dell’ente, di alcuni terreni di sua proprietà. Terreni pagati comunque dal Comune, non a lui, ma a vecchi proprietari degli immobili e danti causa del collezionista.
Di Persio, quindi, ritenne illegittima la somma corrisposta dall’ente ai quei proprietari e così chiese al tribunale il pagamento della cifra stabilita, con rivalutazione e interessi, oltre al risarcimento del danno derivato dall’errato comportamento dell’amministrazione di allora.
Il tribunale di Pescara si pronunciò per la prima volta nel gennaio del 2005, rigettando la richiesta avanzata da Di Persio. Anche la Corte d’Appello, nel gennaio del 2011, accolse le ragioni del Comune rigettando l’appello dell’imprenditore.
Ma Di Persio non si diede per vinto e, sempre a gennaio di quell’anno, impugnò la sentenza in Cassazione. La Corte suprema di Cassazione, nell’aprile del 2016, dopo l’esito favorevole per il Comune nei primi due gradi di giudizio, accolse i motivi del ricorso di Di Persio e, di conseguenza, cassò con rinvio la sentenza della Corte d’Appello, sostenendo «l’illogicità e la contraddittorietà della motivazione» con riferimento alla condotta dell’ente. Da qui, nel luglio del 2016, la decisione dell’imprenditore di ripresentare davanti alla Corte d’Appello dell’Aquila la sua richiesta di pagamento, ma i giudici la accolsero parzialmente riducendo significativamente la somma vantata. Somma che, con gli interessi legali, rivalutazione monetaria, spese varie e per le sentenze dei tribunali, Iva ed esborsi, ammonta ora a 1.255.096 euro.
Questa cifra verrà iscritta in bilancio e sarà coperta con lo stanziamento finanziato tramite avanzo di amministrazione riservato alle passività potenziali. (a.ben.)
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