Cavallito ad Albi: «Fermati, così stai rischiando la vita»

16 Febbraio 2023

Il sopravvissuto agli inquirenti: Walter doveva portare un latitante in barca

PESCARA. Dalle carte dell’accusa nei confronti dei due arrestati martedì scorso dalla squadra mobile di Gianluca Di Frischia per l’omicidio dell’architetto Walter Albi e il ferimento dell’ex calciatore Luca Cavallito, il primo agosto scorso nel bar del Parco, escono particolari sempre più inquietanti riguardo le modalità con cui il presunto mandante dell’agguato, il calabrese Natale Ursino, elemento della ’Ndrangheta, sia entrato in contatto con alcuni esponenti della malavita locale e come abbia cercato di incastrare Albi e Cavallito per raggiungere il suo obbiettivo: far trasportare un latitante verso il Sudafrica, o l’Australia, tramite la barca di Albi in cambio di soldi, sapendo dei grossi problemi economici di quest’ultimo.
IL VIDEO E L’AVVERTIMENTO Ma Cavallito, che appena in grado di parlare con gli inquirenti dopo il ferimento che lo aveva portato a un passo dalla morte, fa il nome di Mimmo Nobile quale killer di Albi per averlo riconosciuto dalla voce, aveva capito lo spessore criminale di Ursino e cerca in tutti i modi di uscire da quel tunnel con l'amico Albi. «Inizialmente», riferisce il sopravvissuto ai tre magistrati che stanno seguendo il caso, il procuratore Giuseppe Bellelli, l’aggiunto Anna Rita Mantini e il sostituto Andrea Di Giovanni, che più volte lo hanno interrogato, «non ho saputo niente, poi ovviamente, non sono stupido, ho iniziato a cercare di capire di più fin quando, un giorno, Ursino (detto lo Zio) mi fece vedere sul telefonino una ripresa tipo, purtroppo, del mio incidente, una ripresa analoga, uguale a come è successo a me e mi ha detto: “Vedi che fine fanno quelli che si comportano male al mio paese?”. Stesse modalità!».
CAVALLITO VUOLE LASCIARE Cavallito, che aveva fatto da garante facendo conoscere Albi allo “Zio”, era terrorizzato e lo esternava senza mezzi termini al suo amico: «Scusa Walter, tu sei un uomo intelligente, sei architetto, continua a fare l’architetto. Perché se è vero che mi dici tutti i giorni che hai svoltato, che ci devono arrivare 19, 20, 30 milioni di euro, ma che cazzo di accordi vai facendo? Vai rischiando la vita quando la vita ce l’hai sistemata. Trova il modo di uscire da questa cosa in punta di piedi».
E poi ancora gli riferisce di altri colloqui con Ursino. «Walter lo sai con chi ti stai rapportando? Per questa gente mille euro o un milione di euro, non fa differenza, è l’onore che conta! Una risata di un familiare che dice allo Zio, “Oh, ma quello là a Pescara ci sta a prendere per il culo”, significa che sei morto».
ALBI E L’AFFARE A LONDRA Albi era economicamente strozzato da un fantomatico affare londinese che gli stava succhiando tutti i soldi che «sistematicamente, tramite un giro di conti, versava su un conto inglese aperto presso la filiale della banca HSBC intestato alla società “Napoleon and Dolls Consulting Limited” con sede a Londra ma di fatto gestita», scrive il gip Giovanni de Rensis, «dal suo amico e socio nell’operazione Antonio Varrà (di origini calabresi)». Albi avrebbe dovuto versare una certa cifra per far sbloccare vari milioni di sterline, anche se dagli atti non si comprendono bene i termini dell’affare che, agli inquirenti, appare sempre più come una truffa. «Con ragionevole certezza», scrive ancora il gip, «la necessità di rastrellare denaro per “l’affare inglese” condurrà Walter Albi alla morte».
l’hotel galleggiante Cavallito e Albi si conoscevano da molti anni e negli ultimi mesi avevano in comune un’attività imprenditoriale della quale parlano gli inquirenti, relativa alla realizzazione di un hotel galleggiante all'interno del porto turistico di Pescara, progetto nel quale era coinvolta anche la sorella di Cavallito. Albi avrebbe dato il proprio apporto come architetto, anche se Cavallito era intenzionato a farlo entrare in società: l'ex calciatore puntava a ottenere un finanziamento da Invitalia di un milione e 300 mila euro.
LA BARCA PER IL LATITANTE Cavallito ha talmente timore del calabrese che si decide a indicarlo come organizzatore dell’agguato al bar del Parco, soltanto dopo il terzo interrogatorio davanti ai magistrati.
E a quel punto racconta di essersi reso conto che l’amico Albi non avrebbe mai potuto rispettare la promessa fatta a Ursino di quel viaggio che l’architetto non era in grado di fare. E, soprattutto, Cavallito riferisce anche che con ogni probabilità si trattava di trasportare qualche latitante. Circostanza che emerge dal fatto che lo Zio voleva procurarsi anche un passaporto falso per quella traversata transoceanica, tanto che chiede ai due di procurarglielo.
CONDANNATI A MORTE Per gli inquirenti non ci sono dubbi: Ursino decide di eliminare Albi e Cavallito quando capisce che non mantengono l’impegno. L’omicidio era stato programmato per il 25 luglio, ma il bar del Parco è chiuso per Covid e Cavallito opta per un altro locale. Ma ormai l’agguato era stato programmato in quel posto e Ursino con una scusa sposta la data. Al 1° agosto, giorno dell’omicidio.