Cavallito ancora grave a Roma Al setaccio video e telefonini

22 Agosto 2022

L’ex calciatore ferito a colpi di pistola resta piantonato al Gemelli: permessi speciali anche per i parenti Gli amici dell’architetto ucciso lo ricordano con una messa a Ortona: amava quella città e la frequentava

PESCARA. Restano gravi le condizioni di Luca Cavallito, l’ex calciatore di 49 anni ferito a colpi di pistola, il 1° agosto scorso, in un agguato all’interno del bar del Parco, in cui è rimasto ucciso l’architetto 66enne Walter Albi. Cavallito è ancora ricoverato al policlinico Gemelli di Roma a causa di problemi al fegato. Il reparto in cui si trova, così come era successo a Pescara, è super blindato e c’è sorveglianza armata dentro e fuori la struttura. Persino per i genitori e i fratelli è difficile vederlo e per andarlo a trovare devono chiedere l’autorizzazione. La speranza di tutti da settimane ormai è che possa riprendersi al più presto, raccontare e spiegare.
Nel frattempo, gli amici più stretti di Albi, tra cui il suo avvocato Matteo Di Martino, l’hanno voluto ricordare, venerdì scorso, con una messa celebrata nella cattedrale di Ortona. Gli amici che hanno voluto e partecipato alla messa sono gli stessi che erano pronti a pagare le spese del funerale, che si sarebbe dovuto tenere nella chiesa di Villa Raspa, ma che la famiglia ha ritenuto poi opportuno evitare per non esporre a livello mediatico la figlioletta di 9 anni. «La messa è stata celebrata ad Ortona», spiega l’avvocato Di Martino, «perché Walter era legato a questa città. Molti dei suoi amici più stretti, fra cui io, siamo di Ortona. Qui per diverso tempo ha lavorato come dirigente tecnico del Comune. Tutt’ora continuava a frequentarla».
In attesa che Cavallito dal suo letto d’ospedale possa parlare, vanno avanti le indagini della squadra mobile, coordinata dal pool di magistrati della procura. Indagini che non si sono fermate neppure nel periodo di Ferragosto.
All’attenzione in particolare i tre video che raccontano, attimo per attimo, l’esecuzione. E, quindi, quello in cui si vedono prima Albi e Cavallito seduti al tavolino del dehor con i telefonini in mano, spalle al muro e un vassoio di pizzette davanti, e poi l’irruzione del killer. Ma sono in mano agli inquirenti anche le immagini in cui l’assassino arriva a piedi lungo via Ravasco e poi ripassa correndo dopo gli spari, tra la gente in fuga; e un terzo durante la manovra in sella a una moto Yamaha. Per gli investigatori elementi importanti, in attesa di conoscere di qui a due mesi il contenuto dei due telefonini trovati sul luogo dell’agguato: uno recuperato a terra, presumibilmente di Albi, e l’altro nello zaino di Cavallito. Elementi importanti perché è in quei fotogrammi, comparati con quelli registrati dalle stesse telecamere del bar nelle ore precedenti, e da quelle pubbliche e private presenti nei dintorni, che si può nascondere non soltanto il volto del killer, ma anche quello di qualche presunto complice presente al momento dell’agguato.
L’ipotesi è che il killer sia arrivato da fuori regione, Puglia, Campania, Calabria: da subito l’agguato è apparso infatti come una esecuzione di stampo mafioso. Ma non si esclude neppure che dietro ci sia la mano della criminalità locale.