Cavatassi in Italia: «Aiuterò i detenuti»

L’imprenditore abruzzese assolto dalla condanna a morte in Thailandia riabbraccia i familiari e incontra Fico e Moavero
ROMA. Denis Cavatassi parla con gli occhi e il corpo prima ancora che con le parole. Perché basta guardarlo per capire che cosa devono essere stati gli ultimi due anni trascorsi nel carcere thailandese di Phuket. Ma questo appartiene a ieri. Oggi è il giorno degli abbracci, delle lacrime, delle strette di mano con chi rappresenta quelle istituzioni (il presidente della Camera Roberto Fico e il ministro degli esteri Enzo Moavero) che, dice, «non lo hanno mai lasciato solo».
Il 51enne imprenditore di Tortoreto, condannato a morte in Thailandia con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio del suo socio e assolto qualche giorno fa dalla Corte Suprema, ieri è rientrato a Roma e nella giornata di oggi dovrebbe arrivare a Tortoreto per riabbracciare i fratelli, la madre e la figlioletta che da qualche settimana ha raggiunto i nonni. A Roma ieri c’erano la sorella Romina e il padre. Perché la sua famiglia non si è mai arresa, ha sempre creduto alla sua innocenza. E Cavatassi ai giornalisti racconta: «Non sono fuggito perché non volevo nessun alone sulla mia persona. Io sono innocente e la Corte Suprema mi ha creduto». A chi gli chiede se tornerà in Thailandia dice: «Tornerò ma non in maniera permanente. Non è una cosa automatica, non è come girare un interruttore». E aggiunge: «Ho sentito la costante presenza delle istituzioni e questo mi ha aiutarmi a sperare e ad non essere solo. Ringrazio l’Italia e gli italiani, ho ricevuto tante lettere in questi anni di detenzione. I primi anni sono stati di shock, vivi qualcosa che non ti appartiene, hai paura. Ora mi dedicherò alla causa dei detenuti, sulla pena di morte ho capito che i detenuti non hanno nessun aiuto. È una parte dell’umanità emarginata, dimenticata, umiliata». Cavatassi, titolare di un ristorante a Phuket, venne arrestato nel 2011 con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio del suo socio Luciano Butti per un presunto credito. Successivamente venne rilasciato su cauzione in attesa del processo. L’imprenditore rimase in Thailandia convinto che il processo avrebbe chiarito tutto. Ma nel 2015 arrivò la condanna a morte con il processo di primo grado e nel 2017 la sentenza venne confermata con Cavatassi che entrò in carcere. «Abbiamo seguito sin dal primo momento e con la massima attenzione la sua vicenda», ha detto il ministro Moavero nell’accoglierlo alla Farnesina, «oggi condividiamo la gioia dei suoi familiari che possono finalmente riabbracciarlo». Cavatassi ha incontrato anche il presidente Fico: «Da presidente della Camera ho dato il mio contributo, come istituzione, mi sembrava il minimo e ho cercato di farlo fino in fondo. Lo abbiamo fatto insieme al ministro degli Esteri, all’ambasciatore in Thailandia, quando c’è sinergia tra le istituzioni per raggiungere un obiettivo e questo obiettivo si raggiunge, questo ci deve far ragionare sul modello di lavoro da fare. Per me oggi è un giorno di felicità e auguro il meglio alla famiglia di Cavatassi».
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