«Ce la siamo vista brutta ma il peggio è alle spalle»

30 Marzo 2020

Gianni Dottore racconta il drammatico ricovero del fratello e socio Mario E si sfoga: «Leggere le tante cattiverie sui social ci ha ferito quanto la malattia»

PESCARA. La notizia della positività al Covid-19 di Mario Dottore, storico gestore con il fratello Gianni del Bar Fabrizi, nella centralissima via Fabrizi, nei giorni scorsi ha fatto il giro dei social, portandosi dietro una coda di commenti che in troppe circostanze hanno raccontato notizie non vere. «Leggere tutti quei messaggi ci ha fatto male tanto quanto la malattia» dice Gianni, che oggi si trova a casa in attesa del risultato del tampone, dopo che anche lui è stato costretto a un breve ricovero in ospedale. «Hanno scritto che mio fratello è andato a lavorare con la febbre, che simo stati gli untori, che abbiamo infettato il personale di un vicino supermercato. Tutte cattiverie gratuite. Ho sempre pensato che la comunicazione, specie quella sbagliata, sia un'arma micidiale. E stavolta lo sto provando in prima persona».
E allora prova a fare chiarezza raccontando come sono andate le cose: «Mio fratello aveva avuto una forte tosse a cavallo tra febbraio e marzo, dalla quale era guarito. Ed era tornato in servizio. Martedì 10 marzo mi ha chiamato in pausa pranzo chiedendomi di sostituirlo perché si sentiva la febbre». Da qui inizia il calvario. «Ha provato a curarsi a casa, senza risultati. Dopo 7-8 giorni con la febbre a 39 e la tosse sempre più forte si è rivolto al medico di famiglia che l'ha mandato immediatamente in ospedale. Fino a quel momento lui non aveva pensato al coronavirus. Gli esami hanno diagnosticato una polmonite interstiziale e per questo è stato sottoposto a tampone che ha dato esito positivo». Quindi Gianni Dottore torna sulle chiacchiere dei social: «Ho letto che mio fratello era intubato in terapia intensiva, addirittura in fin di vita. Tutto falso. Mario è stato in condizioni critiche, è vero, ma per fortuna oggi sta meglio». Ora è ricoverato nel reparto di urologia, trasformato in Infettivi, ma in base a quanto riferisce il fratello, una terapia sperimentale ha dato risultati incoraggiati che lo stanno aiutando a venire fuori dal tunnel. Nel frattempo però, anche Gianni ha accusato i sintomi. «Il 14 marzo mi è venuta la febbre, che in poco tempo è arrivata a 39 e nonostante i farmaci non andava via. Per questo dopo una settimana, con le condizioni che peggioravano, ho chiamato il 118 che mi ha portato in ospedale». Anche a lui viene diagnosticata una leggera polmonite interstiziale, che però lo tiene in ospedale non più di qualche ora: «Devo ringraziare il dottor Parruti che mi ha somministrato un farmaco antivirale dagli effetti immediati. Tanto che, già la domenica mattina sono tornato a casa. E adesso le cose vanno meglio». E adesso attende il risultato del tampone: «Nonostante sia passata più di una settimana da quando mi hanno fatto il test, non c'è ancora l'ufficialità che sia Covid positivo. Anche se la sintomatologia è quella». Il coronavirus però non risparmia quasi nessuno della sua famiglia: «Anche mia moglie ha la febbre, ma leggera. Mia madre di 75 anni è stata ricoverata in ospedale, ma il peggio pare sia passato e dovrebbe uscire in un paio di giorni. Mio padre invece, che pure ha avuto i sintomi della malattia, è riuscito a cavarsela con le cure a casa. Come abbia fatto a 80 anni non lo so nemmeno io. Gli unici indenni sono i miei figli. Loro, facendo gli scongiuri, fino a questo momento non hanno manifestato nulla».
E allora, adesso che il peggio sembra alle spalle, un pensiero va al bar: «L’augurio è quello di poter riaprire quanto prima. Abbiamo dipendenti a cui dover dare lo stipendio, affitto da regolare e fornitori da pagare. Non sarà facile ma ce la faremo». E ai clienti dice: «Vi aspettiamo».
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