Cellulari a scuola, prof in rivolta: no ai telefonini durante le lezioni

Nelle scuole superiori di Pescara la tendenza è quella di vietarne l’utilizzo durante l’attività didattica Di Michele (preside Tito Acerbo): «Qualche insegnante se li fa consegnare, ma è una battaglia aperta»
PESCARA. È una vera dipendenza da cellulari e social quella che affligge gli adolescenti. Non hanno dubbi i presidi delle scuole superiori di Pescara e il caso avvenuto a Latina, dove il rifiuto di una studentessa, di fronte alle nuove disposizioni della preside, di consegnare il suo smartphone ai docenti, spalleggiata dai genitori, ne è, a loro dire, una concreta dimostrazione. Sono sempre di più le scuole in tutta Italia che stanno cercando di limitare l'uso dei telefoni cellulari tra gli studenti. Un accorgimento per evitare distrazioni durante le lezioni, “aiutini” per i compiti in classe e ancora di più per limitare gli episodi di bullismo, troppo spesso filmati proprio per poi diffonderli via web.
Negli istituti superiori di Pescara la tendenza è di vietare l'utilizzo dei telefoni durante l'attività didattica, senza ricorrere alla consegna ai docenti, tranne che in casi eccezionali, ma vigilando sul rispetto dei regolamenti e sanzionando eventuali comportamenti scorretti. «Nella nostra scuola il regolamento prevede il divieto di utilizzo degli smartphone, per cui durante le lezioni i telefoni vanno tenuti nello zaino o nelle giacche», afferma il dirigente dell'istituto tecnico Tito Acerbo, Carlo Di Michele. «Qualche insegnante si fa anche consegnare i telefoni, ma sono iniziative autonome, anche perché sarebbe complicato raccogliere e restituire gli apparecchi all'inizio e alla fine di ogni lezione. Ci sono casi in cui sono proprio i docenti che consentono l'utilizzo di tablet e telefoni per finalità didattiche, ma sono scelte occasionali». Per il preside si tratta di un tema delicato e attualissimo. «È una battaglia aperta, perché far rispettare questo regolamento non è semplice. I ragazzi spesso giustificano l'uso del telefono come fosse un orologio. In molte classi stiamo affrontando questo problema durante le ore di educazione civica, ma per sensibilizzare gli alunni occorre un'alleanza forte tra la scuola e le famiglie. Il problema vero è che i genitori spesso sottovalutano la questione e non collaborano con la scuola in questa attività di educazione ad un uso corretto e consapevole e la vicenda di Latina insegna quanto sia importante il consenso delle famiglie».
Telefoni vietati anche al liceo classico Gabriele d'Annunzio, se non per scopi puramente didattici. «Non c'è alcun motivo di usare il telefono in classe, se non per finalità didattiche concordate con gli insegnanti», sottolinea la dirigente Antonella Sanvitale. «Alcuni docenti fanno depositare gli smartphone in occasione dei compiti in classe. Sono molto preoccupata di questa dipendenza che i ragazzi stanno sviluppando. L'abuso dei cellulari è una piaga oggettiva e conclamata di cui spesso mi trovo a confrontarmi con medici specialistici. È un problema educativo serio, ma è fondamentale che le famiglie condividano il medesimo approccio con le scuole». Nessun obbligo di consegnare i telefoni all'alberghiero De Cecco, ma la raccomandazione per tutti gli studenti e a non utilizzarli «in nessun modo», spiega la preside Alessandra Di Pietro. «Se ci sono situazioni di emergenza i ragazzi sanno che possono usare il telefono della scuola. Anno dopo anno è sempre più evidente la difficoltà degli studenti alla disconnessione, per quello crediamo importantissimo vietare l'uso dei cellulari, intervenendo con azioni disciplinari nei casi in cui questi vengano utilizzati per fare filmati di compagni o professori».

