Cementificio, si riapre il dibattito «Va abbattuto, area da recuperare»

5 Marzo 2022

Confcommercio chiede un confronto con il Comune e la proprietà che acquistò la struttura nel 2017 Il sindaco Masci: servono milioni di euro. L’assessore Del Trecco: siamo già in contatto con il privato

PESCARA. Era il mese di maggio del 2015 quando il cementificio di via Raiale ha smesso di funzionare, mandando a casa gli ultimi addetti della Sacci spa. Gli abitanti della zona non aspettavano altro, perché non ne potevano più di quella presenza così ingombrante, accompagnata da polveri, fumi, rumori e tracce di cemento ovunque, dalle tegole agli alberi, con le case che tremavano da mattina a sera, con gli impianti in funzione. Speravano in un abbattimento, ma è rimasto un sogno. Poi, a ottobre del 2017, il cementificio è stato acquistato all’asta giudiziaria dalla Calbit. Da allora, più nulla. È rimasto tutto spento. Ma qualcosa si muove, dicono in Comune, senza specificare cosa.
A squarciare il silenzio degli ultimi quattro anni e più è la Confcommercio, con il presidente Riccardo Padovano, che lancia un’idea, una proposta, sperando di smuovere le coscienze, aprire un dibattito, anche con il privato. Padovano parte dal presupposto che il cementificio andrebbe «rimosso per restituire alla città un’area ampiamente compenetrata nel tessuto urbano. La collocazione in quella zona fu un errore strategico originario: era ampiamente prevedibile che Pescara avrebbe avuto necessità di espandersi e che lo sviluppo sarebbe avvenuto nell’immediato entroterra. Oggi», prosegue, «sono maturi i tempi, grazie alle risorse del Pnrr, per pensare alla completa delocalizzazione dell’impianto per restituire alla città un’area strategica per il suo sviluppo economico e sociale, dall’Asse attrezzato alla Tiburtina».
Padovano fa anche un ulteriore passo avanti. Recuperando questi «spazi fondamentali per la città» si potrebbe pensare di «realizzare infrastrutture di servizio al sistema economico pescarese. La nostra idea, da sempre, è di collocare in quell’area un polo formativo in cui troverebbero spazio la nuova sede dell’Istituto Alberghiero, nonché scuole per formare quelle professionalità tecniche di cui c’è carenza e che le aziende ed il mercato reclamano». Di tutto questo Padovano è pronto «a parlare con il privato» perché le ipotesi possono essere anche altre «e si può pensare a uno scambio di volumi. Ma comunque va aperta una discussione, con la politica, perché il cementificio deve entrare nel patrimonio pubblico. E non si dimentichi che in quella zona c’è anche la casa della musica».
Dal Comune il sindaco Carlo Masci e l’assessore Isabella Del Trecco parlano di un tavolo che è stato già attivato, da un paio di anni. «Ho contattato i titolari del cementificio e ci siamo incontrati più volte, si è aperto un dialogo. Ci sono dei ragionamenti in atto e ci auguriamo che portino a qualcosa di concreto quanto prima, in considerazione del fatto che l'amministrazione comunale punta molto su quell'area da riqualificare» essendo «la porta ovest d'ingresso della nostra città», dice Del Trecco. Masci definisce il cementificio «un mostro urbano, una struttura fatiscente il cui abbattimento costa molto, visto che si parla di milioni di euro da investire, e la cui riattivazione non sarebbe possibile, non la permetteremmo. Bisogna capire quali possono essere le strade da seguire e se ci sono dei fondi a cui accedere», prosegue Masci pensando all’abbattimento o al risanamento. Certo, il «degrado» che connota la zona «non consente la riqualificazione del fiume». Altro progetto di cui si parla da decenni ma di concreto non si vede niente.