Cento vongolare in guerra per il divieto sottocosta

Off limits la fascia di mare più ricca di molluschi bivalvi, lo ha deciso il ministro Ma la Regione vuole ottenere una deroga, così annuncia l’assessore Pepe
PESCARA. Vongolare pronte scendere sul piede di guerra per liberalizzare la fascia di costa più pescosa. Da Martinsicuro a San Salvo, sconfinando fino a Termoli, dopo essere passati per Giulianova, Pescara e lungo la costa frentana dove c’è la maggiore penuria di molluschi bivalvi, il mondo delle vongolare soffre le pene della crisi. Vietare la pesca sottocosta vuol dire affondare il settore poiché è in queste zone che si concentra il 70 per cento delle vongole ed il 100 per cento delle telline e dei cannolicchi. Coldiretti Impresapesca, a livello nazionale, chiede di annullare il decreto ministeriale che impedisce l’attività entro la fascia di divieto delle 0,3 miglia dalla battigia a tutti i compartimenti italiani, fatta eccezione per i due soli consorzi: Venezia e Monfalcone.
SONO TANTI. E’ un decreto che colpisce in Abruzzo una flotta di 104 imbarcazioni. Nel compartimento marittimo di Pescara, infatti, operano 82 vongolare e in quello di Ortona 22. In entrambi i casi, gli imprenditori della pesca, in particolare nell’ultimo triennio, vivono in una situazione di grave difficoltà economica per la scarsità di prodotto pescabile.
NON SI PUO’. «Una scelta inaccettabile e incomprensibile che, nell’autorizzare due sole realtà», accusa Coldiretti Impresapesca, «finisce per penalizzare tutte le imbarcazioni da Chioggia a Ravenna, da Rimini a Pesaro, fino ad Ancona, Civitanova Marche, San Benedetto del Tronto, Pescara, Ortona, Termoli, Manfredonia, Barletta, Roma, Gaeta e Napoli».
Per Coldiretti si creano situazioni di svantaggio e dumping tra imprese che operano sullo stesso mercato. Una mazzata che, in Italia, colpisce 710 imprese con oltre 1.600 addetti ed un indotto di altre 300 imprese di commercializzazione all’ingrosso e un altro migliaio di addetti «proprio nel momento in cui si registra un trend positivo nei consumi con un balzo del 7% negli acquisti di pesce degli italiani nel primo semestre del 2017», sottolinea l’associazione di categoria.
DA 11 ANNI. Il divieto della pesca dei molluschi bivalvi entro le 0,3 miglia nautiche dalla costa (e cioè ad una distanza di circa 550 metri) è stato introdotto nel 2006 dall’articolo 13, comma 2, del Regolamento Cee 1967 (il cosiddetto regolamento Mediterraneo). In precedenza, questo limite, per la tipologia di costa presente in Abruzzo, era sostanzialmente pari a 500 metri. Secondo la legge, un’eventuale deroga al regolamento sulla distanza minima dalla costa può comunque essere autorizzata dalla Commissione Europea, ma solo per casi eccezionali e motivati, considerate le caratteristiche locali, ed in presenza di specifici piani di gestione. Ma in Italia, finora, è accaduto solo nei due casi di Venezia e Monfalcone. L’Abruzzo però non vuole essere da meno.
ANCHE NOI. «Sono a conoscenza da tempo del problema», dice l’assessore regionale Dino Pepe che ha la delega alla pesca, «più volte ne ho discusso con le categorie, e per quanto possibile mi sono fatto portatore in sede ministeriale di molte delle loro richieste, tra cui anche quella della deroga che, compatibilmente con lo stato degli specchi acquei interessati, sarebbe auspicabile per nostra costa». La deroga, conclude Pepe, «permetterebbe l’ampliamento della superficie pescabile, da compensare con misure di gestione idonee a preservare le riserve».

