Centri commerciali, sì alle riaperture

Disegno di legge anti-crisi: cambiano le regole per i negozi a tempo e arrivano finanziamenti sulle attività storiche
PESCARA. Singoli imprenditori o gruppi potranno rilevare e riaprire centri commerciali in Abruzzo. Cambio di regole per chi esercita attività su aree pubbliche e per l’avvio degli impianti di carburante. Nuove disposizioni per le aperture e le chiusure dei temporary shop o negozi a tempo. Agevolazioni finanziarie per i negozi storici. Eccolo il disegno di legge sul commercio, contenuto in una relazione a firma del direttore regionale Germano De Sanctis e dell’assessore Mauro Febbo, destinato ad ampliare e modificare la legge regionale del 31 luglio 2018. Arriva nel bel mezzo dell’emergenza coronavirus perché, a sentire Febbo, occorre sostenere il settore. Progetto di legge che dovrà essere sottoposto all’esame del consiglio regionale.
PREZZI “LIMPIDI”. In occasione di vendite straordinarie, l’esercente ha l’obbligo di esporre i prodotti oggetto di vendite straordinarie separatamente da quelli eventualmente posti in vendita alle condizioni ordinarie (vanno indicati prezzo di vendita normale, lo sconto e il prezzo finale). Cambiamenti anche per le vendite di liquidazione o quelle promozionali.
NEGOZI A TEMPO. La loro apertura può variare da pochi giorni a 30 giorni l’anno, previo possesso di requisiti morali e professionali, nonché i particolari requisiti in caso di vendita di alimenti. Vietata l’apertura di temporary shop nei giorni antecedenti i saldi di fine stagione o nei 30 giorni antecedenti il Natale o la Pasqua. I locali devono avere «una destinazione d’uso compatibile con quella prevista dal piano urbanistico comunale».
NEGOZI STORICI. La Regione concede contributi per ristrutturazioni, promozioni pubblicitarie, mantenimento e valorizzazione dei negozi storici (per esempio contributi in conto capitale, fino al massimo del 50% su investimenti non superiori a 30mila euro, per lavori di adeguamento).
AMBULANTI. Diverse le novità anche per il commercio ambulante, dall’utilizzo dei posteggi all’esercizio delle attività in forma itinerante. Al fine di valorizzare e salvaguardare il servizio commerciale nelle aree urbane, rurali e montane, i Comuni possono stabilire particolari agevolazioni (ad esempio l’esenzione sui tributi).
CENTRI COMMERCIALI. Il disegno di legge prevede il riutilizzo di strutture commerciali. Si potrà rilevare un centro commerciale in dismissione, unitamente al ramo d’azienda occupazionale.
IMPIANTI CARBURANTE. Nell’ambito di competenza territoriale dell’Arap e del Consorizio per lo sviluppo industriale dell’area Chieti-Pescara, «il Comune può autorizzare l’esercizio provvisorio di impianti di carburante (Gpl, Gnc e Gnl)» in attesa che l’apposita commissione esamini le autorizzazioni.
LA POLEMICA. La innesca il vicepresidente del consiglio regionale, Domenico Pettinari (5 Stelle): «È davvero un dispiacere apprendere che in questo momento, così difficile per la nostra regione e per il Paese tutto, si agisca con atti di giunta su modifiche normative che meriterebbero invece un’ampia discussione in consiglio o che da parte delle opposizioni hanno avuto un parere contrario. Il governo regionale ha espresso due emendamenti all’attuale Testo unico in materia di commercio che di fatto consentono con il primo l’apertura di distributori di benzina anche nei centri urbani, senza pensare alle ripercussioni sulla salute pubblica, e con il secondo di arginare lo stop all’apertura di nuovi centri commerciali già bocciata in precedenza dalle opposizioni».
«TUTELIAMO IL LAVORO». «Le modifiche si sono rese necessarie per gestire le conseguenze occupazionali derivanti dalla contrazione della media e grande distribuzione», ribatte l’assessore Febbo, «basta ricordare le vertenze prima di Mercatone Uno e adesso quella di Auchan dove preoccupano la sorte di ben 420 dipendenti distribuiti tra le province di Pescara, Chieti e Teramo. Nello specifico, le nuove norme si limitano a concedere solo la possibilità a chi rileva un centro commerciale in dismissione, unitamente al ramo d’azienda occupazionale, di operare in condizione di legittimità. Questo significa tutelare i lavoratori in un momento di grave crisi. La vera strategia sarà evidente nel momento in cui presentiamo il nuovo piano del commercio in cui non ci saranno scappatoie o possibilità di desertificare il piccolo commercio. Invito a leggere bene le modifiche presentate prima di lanciare ipotesi senza senso e alcun fondamento normativo».
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