Centro di salute mentale: l’inchiesta va in archivio

18 Novembre 2020

PESCARA. Il gip Nicola Colantonio scrive la parola fine su una lunga battaglia tra un dirigente di una unità semplice, Giorgio Misticoni, e i vertici della Asl, e che aveva finito per coinvolgere...

PESCARA. Il gip Nicola Colantonio scrive la parola fine su una lunga battaglia tra un dirigente di una unità semplice, Giorgio Misticoni, e i vertici della Asl, e che aveva finito per coinvolgere anche altri medici della stessa azienda finiti ingiustamente sotto inchiesta, come ha sancito il provvedimento del giudice. Dei vari procedimenti aperti ne era rimasto uno soltanto in vita che riguardava l'opposizione all'archiviazione proposta da Misticoni contro Marilisa Amorosi (direttore medico del Csm di Pescara Nord) e Maria Assunta Ceccagnoli (responsabile dell'Urp, Cup e comunicazioni istituzionali della Asl), difesa dall'avvocato Dante Angiolelli. La querelle nasce quando la Asl decide di cambiare l'organizzazione interna relativa all'assegnazione dei pazienti ai singoli medici del Centro di salute mentale, fra cui appunto Misticoni che si lamenta quando viene effettuato l'aggiornamento delle agende dei medici e scattano le denunce. Quest'ultima, archiviata dal gip, vedeva le due dottoresse accusate di falso, omissione di atti d'ufficio e sostituzione di persona nelle redazioni di prescrizioni e impegnative sanitarie. Il giudice risponde punto per punto alle contestazioni di Misticoni, sostenendo che l'attività d'indagine svolta dalla polizia giudiziaria sia stata più che approfondita: «Risulta che le impegnative reputate false, in quanto asseritamente prescritte a nome di medici deceduti, in realtà sono state effettivamente sottoscritte dai medici curanti subentrati in luogo dei dottori deceduti; emerge inoltre che le incongruenza sulla mancata corrispondenza tra il nominativo del sanitario sotto il quale veniva registrata l'impegnativa e l'effettivo sottoscrittore della stessa, sono riconducibili ad acclarate problematiche legate a mancati aggiornamenti del sistema informatico del Cup. Non risulta dalle indagini alcuna manomissione del sistema centrale informatico del Cup posta in essere dagli indagati». Bocciate dal giudice anche le richieste avanzate da Misticoni di proseguire le indagine con il sequestro dei computer della Amorosi e del Centro di Pescara Nord per verificare l'esistenza di tracce di operazioni di manomissione volte a falsificare le registrazioni delle impegnative. «In conformità a quanto deliberato dal pubblico ministero, ritiene il giudicante che le condotte tenute dalle indagate non appaiono integrare alcuna fattispecie criminosa». E il caso va in archivio. (m.cir.)