Centro di salute mentale è a rischio la sede sospesa

Dopo l’ordinanza di stop delle attività per la mancanza di autorizzazioni la Asl pronta a trasferire la struttura a Penne, l’associazione Percorsi dice no
PESCARA. Pescara potrebbe perdere il Centro di salute mentale. Per ora è soltanto un rischio ma, dopo l’ordinanza di sospensione delle attività da parte del Comune per gli appartamenti del Centro diurno e della casa famiglia al primo e terzo piano di un palazzo in via Paolini, la Asl ha proposto di cambiare sede e creare un Centro di salute mentale, insieme a una residenza assistita per anziani, nel complesso sanitario del Carmine, a Penne, una struttura fantasma abbandonata da un trentennio. «Ma per il territorio della Asl di Pescara», spiega Eugenio De Caro, presidente dell’associazione Percorsi, formata dai familiari dei disabili mentali, «sono previsti 16 posti in regime pubblico. Non è pensabile di trasferire i pazienti a Penne lasciando scoperte sia Pescara che Montesilvano». Oggi alle 9 è prevista un’altra riunione tra i tecnici del Comune, della Asl, il primario del Centro di salute mentale Sabatino Trotta e i rappresentati di Percorsi per capire se «le carenze strutturali», rivelate da un rapporto dei carabinieri del Nas e accertate dall’amministrazione comunale, sono superabili oppure no: al centro dell’ordinanza di sospensione, i locali non autorizzati per le attività sanitarie. «Noi vogliamo essere costruttivi», dice De Caro, «ma se i locali di via Paolini non dovessero essere più idonei, inviteremo la Asl a fare un bando per trovare nuovi spazi a Pescara. In qualità di vigilanti, siamo disposti anche ad azioni eclatanti pur di difendere i diritti dei ragazzi assistiti e delle loro famiglie».
No al trasferimento da Pescara e a Penne anche secondo Maurizio Acerbo, ex consigliere comunale e regionale di Rifondazione comunista che ha partecipato alla prima riunione sul caso venerdì scorso: «Sarebbe grave se il comprensorio di Pescara e Montesilvano restasse senza Centro di salute mentale. Io dico sì all’apertura di una struttura a Penne ma senza sacrificare la sede di Pescara. Non possono essere adempimenti formali a mettere a rischio l’assistenza in città».
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