Centro diurno chiuso Il sindaco chiede chiarimenti alla Asl

21 Maggio 2021

PESCARA. Assume sempre più i contorni di un giallo la presunta chiusura del Centro diurno integrato di via Vespucci che ospita persone con problematiche psichiatriche. La Asl non conferma la...

PESCARA. Assume sempre più i contorni di un giallo la presunta chiusura del Centro diurno integrato di via Vespucci che ospita persone con problematiche psichiatriche. La Asl non conferma la chiusura della struttura, si limita a spiegare che gli organici non perderanno il lavoro ma saranno riassorbiti dalla nuova gestione della struttura.
Sulla questione interviene il sindaco Carlo Masci che sulla vicenda esprime «preoccupazione». «Una struttura», spiega in una nota, «che ha garantito nel tempo un eccellente livello di assistenza, oltre che la continuità dei servizi terapeutici e riabilitativi dei pazienti psichiatrici e un grande supporto per le famiglie, non può essere smantellata da un giorno all’altro senza motivazioni approfondite e circostanziate». Ed esorta, così, l’azienda sanitaria pescarese a «chiarire meglio le sue decisioni. Intanto, il caso, prossimamente, sarà portato all’attenzione del comitato ristretto dei sindaci».
Una nota del Comune riassume alcune tappe: «La struttura di Viale Vespucci dal 2016 è al primo piano dello stabile che ospita il Centro diurno. La sede del Centro diurno integrato fu aperta in via Paolini già nel 2014, ma, tornando a oggi, la Asl non ha in alcun modo condiviso la scelta di chiudere, dal prossimo 31 maggio, con i soggetti istituzionali e con lo stesso Comitato ristretto dei sindaci che prossimamente sarà necessariamente investito del caso».
Dunque, il sindaco, sottolinea che «al primo posto debbano esserci i pazienti, soprattutto alla luce dei buoni risultati ottenuti nella continuità terapeutica. Ma allo stesso tempo considero fuori luogo che Pescara venga privata di quella attività, che invece deve restare nella nostra città evitando che i pazienti, che lì si sono finora rivolti, debbano andare fuori».
Di conseguenza, «accolgo positivamente le garanzie offerte dalla Asl di tutela occupazionale del personale (7 persone tra infermieri, psicologi e operatori socio sanitari), ma a maggior ragione non comprendo i motivi per i quali le persone finora assistite debbano rischiare di disperdere i risultati terapeutici e di inclusione finora conquistati. Oltretutto con la prospettiva di rinunciare alle professionalità maturate in quasi 7 anni di attività».
Masci chiede quindi «una rivalutazione di questa vicenda che», conferma, «sarà portata anche all’ordine del giorno della prossima riunione del Comitato ristretto dei sindaci».
Nei giorni scorsi, Maurizio Acerbo, ex consigliere comunale e regionale e «familiare di un ex utente» del centro diurno di via Vespucci, aveva rivelato il caso e lanciato un appello a tenere aperta la struttura. «La chiusura del centro», spiega Acerbo, «non è conseguenza dell’attività giudiziaria in corso, ma una decisione autonoma della Asl che appare priva di motivazione. Dalla lettura della delibera 752 del 13 maggio scorso si evince che la Asl ha preannunciato la chiusura il giorno prima a utenti e operatori. Ma non viene spiegata la ragione. Semplicemente il centro diurno non viene citato, ma neanche una parola viene spesa per spiegare le ragioni della cancellazione di una struttura che opera dal 2014».