«Centro visite chiuso, disastro annunciato»

Bussi perde la coop Il Bosso e De Dominicis accusa: «Amministrazione comunale miope e incapace»
BUSSI SUL TIRINO. «Dopo un anno di incertezze il Centro Visite del Tirino, gestito dalla cooperativa arl “Il Bosso”, chiude per colpa di una amministrazione comunale miope e incapace». È l'accusa cruda e diretta che il capogruppo di opposizione del Partito democratico Giuseppe De Dominicis rivolge al sindaco Salvatore Lagatta e alla sua compagine amministrativa, ritenuti responsabili di aver lasciato che la cooperativa, attiva in paese da 15 anni almeno, produttiva nel campo dei servizi per l'Ambiente e per la diffusione della cultura ambientale, lasciasse la sede cittadina e si trasferisse nella vicina Capestrano, comunque gravante nel bacino imbrifero e territoriale del fiume Tirino.
«Dopo tre lustri di intenso e proficuo lavoro», afferma De Dominicis «oggi il Centro di cultura ambientale è chiuso e questo grazie all’inerzia e alla incompetenza di una amministrazione comunale che dal 18 maggio 2018, data in cui, dopo che il periodo di gestione affidato al Parco del Gran Sasso era scaduto, è entrata in possesso pieno dell'immobile, senza essere stata in grado di produrre un nuovo bando per l'affidamento e la gestione del Centro Visite».
Per De Dominicis si tratta di «un disastro annunciato per uno dei migliori esempi di gestione, della nostra regione e non solo, per un Centro di promozione, divulgazione e formazione rivolto all'Ambiente, capace di creare turismo e attivare nuova economia, ha abbandonato il nostro Paese». Il Bosso, lo scorso anno, è riuscito a convogliare a Bussi circa 30 mila visitatori, un record per il centro del Tirino. «La loro mancanza è già un disastro che coinvolge la nostra economia», incalza De Dominicis «le nostre attività di ricezione che stavano crescendo, il commercio, che limita la conoscenza e l'incontro con persone di altri posti, di altri paesi capaci di arricchire la nostra cultura, soprattutto quella dei nostri ragazzi».
Ma la delusione di De Dominicis va ben oltre: «Sullo sfondo», dice «rimane la tristezza e l'amarezza del silenzio dei tanti, di troppi che si attardano a prendere una posizione chiara e netta, che non si ribellano civilmente né con la parola, né con la presenza attiva a questo torpore culturale e sociale. Silenzio che sicuramente non solleverà nessuno dalle proprie responsabilità e non allevierà la pena, nella convinzione di essere stati, anche se involontariamente partecipi di questo disastro».

