Centrosinistra, l’ora del vertice: «Patto sulle emergenze in città»

Attesa per il primo incontro tra i capigruppo di opposizione di Pd, M5S, Azione e liste civiche Alessandrini: «Un campo largo contro le politiche scellerate di Masci, è ora di ascoltare i pescaresi»
PESCARA. Dopo il vertice del Pd in vista delle elezioni comunali del 2024, il centrosinistra si muove su un piano inclinato: a stretto giro, ci sarà un incontro tra i capigruppo di opposizione per discutere delle «emergenze di Pescara» e per stilare «un programma condiviso contro le politiche scellerate del centrodestra». È partito il conto alla rovescia per il primo incontro tra i consiglieri comunali: sarà una riunione decisiva in vista della scelta del candidato sindaco che sfiderà l’uscente Carlo Masci di Forza Italia, ormai certo della ricandidatura dopo il via libera delle segreterie regionali di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Udc e Noi Moderati. Altro candidato già certo, fuori dai perimetri del centrosinistra e centrodestra, è Domenico Pettinari: il consigliere regionale del M5S ha annunciato che si candiderà da civico, «equidistante e indipendente» dai partiti. Ma la posizione di Pettinari resta una spina nel fianco dei grillini: Pettinari è l’uomo delle 10mila preferenze.
All’incontro, che dovrebbe svolgersi tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima, parteciperanno i capigruppo Piero Giampietro del Pd, Erika Alessandrini del M5S, Carlo Costantini di Azione, Mirko Frattarelli (Sclocco sindaco) e Giovanni Di Iacovo (Pescara Città aperta). Il centrosinistra stringe i tempi per un’elezione particolare per almeno tre motivi: si andrà al voto tra maggio e giugno, ad appena un paio di mesi di distanza dalle elezioni regionali del 10 marzo; la legislatura non dovrebbe durare 5 anni ma soltanto tre perché, dal 1° gennaio del 2027, dovrebbe entrare in vigore la città unica con la fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore; il centrosinistra parte dall’opposizione visto che manca al governo di Pescara dal 2019, termine dell’amministrazione di Marco Alessandrini.
L’obiettivo è replicare anche a Pescara la coalizione di Luciano D’Amico, il candidato del campo largo in corsa per la Regione che conta sul sostegno del Pd, M5S, Azione, Italia Viva e Sinistra italiana. «Vogliamo riportare a Pescara un progetto speculare a quello per la Regione», dice Erika Alessandrini, «e per questo sarà avviato un tavolo tra i capigruppo. L’obiettivo è arrivare alla stesura di un programma condiviso, che parta dal basso e che sia partecipativo, una risposta alle politiche scellerate del centrodestra». Da mesi, soprattutto dall’arresto del dirigente ai Lavori pubblici Fabrizio Trisi, uomo vicino al centrodestra, con l’accusa di presunti favori alle imprese amiche sullo sfondo dello spaccio di cocaina, i gruppi di minoranza si sono coalizzati: «Nell’ultimo periodo abbiamo trovato ampi spazi di condivisione», dice la consigliera M5S, «adesso, dobbiamo chiamare a raccolta la città per ascoltarne i bisogni».
Nel 2019, Masci vinse al primo turno (51,33%) contro Marinella Sclocco del Pd e delle liste civiche di centrosinistra (22,87%) ed Erika Alessandrini del M5S (12,94%). Gli altri candidati in campo furono Costantini (6,3%), Gianni Teodoro (2,6%), Stefano Civitarese Matteucci (2,54%), Gianluca Baldini (0,77%) e Mirko Iacomelli (0,5%). Al vertice del Pd di lunedì sera, tra i partecipanti, anche Piernicola Teodoro, fratello di Gianni e dell’ex consigliere regionale Maurizio.
Allo stato, Costantini potrebbe essere l’uomo per unire la coalizione ma il dialogo è soltanto all’inizio.
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