Cepagatti: azienda assume, la burocrazia la blocca

24 Dicembre 2017

Previsti 20 posti di lavoro nel nuovo stabilimento, ma la Sacif da 5 mesi attende il via libera del Comune

CEPAGATTI. A Cepagatti è tempo di decidere se accogliere un nuovo stabilimento industriale in una zona in parte non edificabile (lo è solo per le costruzioni civili) oppure vedere posti di lavoro smaterializzarsi. Prendere o lasciare.
Il consiglio comunale deve decidere alle soglie di Capodanno il destino della Sacif srl di Achille Fusella e Octavio Santalucia, produttori di nastri trasportatori dal 1989 e dal 1997 nel comune pescarese. I due soci dell’azienda cepagattese, contattati dalla multinazionale torinese Megadyne (300 milioni di fatturato l’anno), decidono, a luglio del 2017, di cedere il 75% delle quote societarie con l’intento di avviare con gli imprenditori piemontesi una nuova società, garantendo sul territorio venti posti di lavoro (il primo anno) e investimenti. Una splendida notizia in tempi di crisi, che secondo Fusella «premia la nostra professionalità».
Per realizzare questo progetto, però, la società necessita di un terreno edificabile. Spazi, che Fusella e Santalucia posseggono in nome della loro società immobiliare, la SF, e che intendono mettere a disposizione per realizzare questo progetto, prezioso tanto per il suo prestigio quanto per la comunità.
Ma sorge un problema: il terreno della SF immobiliare sul quale l’azienda si espanderebbe si interseca in due categorie edificabili differenti: l’ambito B6 che consente di costruire solo edifici civili e l’ambito D1 che concede invece la realizzazione di edifici industriali. Un problema risolvibile e derogabile alla “clemenza” della giunta comunale cepagattese, almeno secondo i soci: «In passato ci furono situazioni simili, poi risolte», ricorda Fusella.
I permessi vengono richiesti mentre il tempo scorre, incessantemente, per cinque lunghi mesi, nei quali alcuni cittadini manifestano il proprio timore per rischi ambientali.
«Una recente verifica sui rifiuti e scarichi effettuata da parte degli organi di vigilanza, ha confermato la regolarità del progetto, come si evince dal verbale di sopralluogo», continua Fusella. Che rileva: «In 15 anni mai nessun confinante si è lamentato dei rumori o/e odori rilasciati dalla Sacif e ora, come specificato nel progetto, non è prevista alcuna emissione in atmosfera o produzione di nuovo rumore».
Ma il tempo inizia a scorrere. Il Comune, almeno ufficialmente, non prende posizione. E la Megadyne così si spazientisce. Fino ad arrivare a una sorta di ultimatum: la multinazionale, non avendo garanzie, pensa di interrompere il progetto e di vagliare nuove opportunità. Fuori dall’Abruzzo.
Le conseguenze appaiano assurde in vista degli obiettivi prefissati inizialmente: la multinazionale porterebbe via, con sé, la stessa Sacif: invece di acquisire risorse, il territorio le perderebbe, insieme a Metek e Tecnoplast, altre due aziende-satellite ubicate vicine alla Sacif e che fanno parte dell’indotto (circa 20 lavoratori).
Ora, dopo 5 mesi, la convocazione del consiglio comunale nel quale Cepagatti è chiamata a decidere. Sì o no alla Sacif e al suo capannone industriale? Il sindaco Sirena Rapattoni, contattato dal Centro, ha detto che preferisce non esprimersi sulla vicenda fino a Capodanno.
Quando cioè l’assise sarà chiamata a riunirsi alle porte del 2018, il 29 dicembre, e a rispondere, ma solo dopo aver eseguito un nuovo sopralluogo il giorno prima. Eppure, da luglio ci sarebbe stato tempo sufficiente per decidere senza avere il fiato sul collo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA