Cercasi asilo per bimbo di ventuno mesi

12 Aprile 2017

Cepagatti, sos dei genitori: il piccolo ha una sindrome metabolica e deve seguire una dieta rigorosa

CEPAGATTI. Si chiama Pku o sindrome fenilchetonurica ed è una malattia pediatrica di tipo metabolico, che comporta la presenza di alti tassi di fenilpivurato nelle urine e di fenilalanina nel sangue. Da questo problema, è affetto un bimbo di ventuno mesi che con la famiglia vive a Villanova di Cepagatti. Come altri, affetti dalla stessa patologia, il bambino non riesce ad assorbire un amminoacido, la fenilalanina, che se si accumula nel sangue diventa neurotossico e lede il sistema nervoso.

Per questa ragione, il piccolo è costretto a seguire una dieta a basso contenuto proteico visto che il suo corpo è in grado di assorbire una quantità minima di proteine, solo sei grammi al giorno e non può alimentarsi come tutti gli altri bambini. Quando è in casa non c'è nessun problema, visto che la madre segue con rigore una tabella di quantità e tipologia di alimenti (visto che anche il fratello più grande soffre della stessa malattia), ma mandarlo all'asilo è per ora operazione praticamente impossibile per questa giovane famiglia. A Cepagatti, non esistono asili nido comunali e la famiglia si è dovuta rivolgere a centri privati dell'area metropolitana Pescara-Chieti.

«Ci siamo rivolti allo stesso asilo di Chieti Scalo dove andava il fratello, per il quale non abbiamo avuto problemi», racconta la madre, «io portavo tutti gli alimenti e indicavo le quantità, loro mi mettevano a disposizione carote, zucchine, patate e frutta. Nei pasti vanno disciolti degli amminoacidi e il bambino deve completarli per stare bene, ma impiegava troppo tempo a mangiare e l'asilo mi faceva pagare 50 euro in più, in pratica un surplus per la malattia di mio figlio. Poi ci siamo rivolti a un altro asilo di Chieti, ma la cuoca, ascoltate le necessità, ci disse che non se la sentiva di prendersi la responsabilità di sbagliare le dosi. Arriviamo così a un asilo di Cepagatti dove incontriamo la cuoca per spiegarle tutte le necessità e i dettagli della malattia. Dopo venti giorni, mi fanno sapere che dovrebbero assumere un altro cuoco per nostro figlio e che non possono essere introdotti alimenti dall'esterno. Infine, a settembre, ci rivolgiamo a un nido di Villanova dove resta fino al 2 di marzo, ma il bimbo mangiava poco e da una verifica mi accorgo che i piatti serviti erano diversi da quelli concordati e soprattutto con valori sballati, quasi il triplo delle proteine. Così, la dottoressa mi dice di tenerlo a casa per evitare rischi, mentre dall'asilo mi fanno sapere che la cuoca preferisce non cucinare per mio figlio, che così è più tranquilla».

I genitori del piccolo lavorano entrambi e, in vista del prossimo anno scolastico, non sanno come risolvere questa situazione. Si sentono discriminati, posto che basterebbe un minimo di accortezza nella preparazione dei pasti. I due si sono anche rivolti al sindaco di Cepagatti, Sirena Rapattoni, nella speranza che possa aiutarli: «Mi sono messa a disposizione per risolvere la questione, sono in contatto con un altro Comune che possa ospitare il bambino in un asilo comunale dotato di una mensa interna che può preparare i cibi come è necessario fare. Sono fiduciosa di poter risolvere il problema».

Loris Zamparelli

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