Cercò di uccidere il marito, processo al via

6 Dicembre 2018

Tentato omicidio con il Coumadin. Ieri la prima udienza per Daniela Lo Russo e il figlio Michele Gruosso

PESCARA. Con l’ammissione delle prove si è aperto ieri davanti al Tribunale collegiale di Pescara il processo a carico di Daniela Lo Russo, 44 anni, e di suo figlio Michele Gruosso, 24 anni, accusati del tentato omicidio del marito di lei, un imprenditore edile di 56 anni, originario di Rosciano. I due, entrambi pugliesi, nell’estate del 2016 avrebbero ripetutamente somministrato all’uomo un farmaco anticoagulante, il Coumadin, in grado di provocare emorragie interne, e psicofarmaci. Madre e figlio sono accusati dal pubblico ministero, Rosangela Di Stefano, di tentato omicidio aggravato e falso. Il piano comprendeva anche l’aggressione, a colpi di mazza da baseball, del 56enne organizzata la sera del 10 luglio, sempre dai due, per accelerare, a giudizio dell’accusa, le emorragie interne che con il Coumadin in circolo avrebbero portato l'imprenditore più velocemente alla morte.
Per la sola vicenda del pestaggio sono invece sotto processo un colombiano di 32 anni di Silvi, Edwin Andrey Mosquera Zabala, e un 57enne nato in Piemonte e residente a Silvi, Marco Giorgio Faggion, individuato successivamente. I due sono accusati di lesioni personali in concorso: il 32enne sarebbe l’esecutore materiale dell’aggressione, il 57enne avrebbe invece avuto un ruolo di intermediario. I quattro imputati sono finiti a processo davanti al collegiale, presieduto dal giudice Maria Michela Di Fine, in seguito al rinvio a giudizio disposto il 12 luglio scorso dal giudice per le udienze preliminari Nicola Colantonio. Dopo l’ammissione delle prove - produzione documentale, richiesta esame degli imputati e trascrizione di alcune telefonate - il processo ieri è stato rinviato al 13 dicembre. Per entrare nel vivo del procedimento bisognerà però attendere, in quanto l'udienza della prossima settimana è interlocutoria per il conferimento dell’incarico peritale per la trascrizione delle telefonate intercettate dai carabinieri e selezionate dal pm come utili al processo. A giudizio dell’accusa, «la complessa azione omicidiaria» architettata da madre e figlio, finiti prima in carcere e poi agli arresti domiciliari, era finalizzata ad uccidere il marito della donna. Alla base ci sarebbe il risentimento della Lo Russo per la mancata accettazione di lei e dei suoi figli da parte della famiglia di origine del 56enne. Stando all’accusa, all’imprenditore sarebbero state somministrate di nascosto dosi massicce di Coumadin, reperito in farmacia usando delle ricette mediche falsificate. Insieme a questo medicinale sarebbe stato somministrato alla vittima, sempre a sua insaputa, anche uno psicofarmaco per ridurre il malcapitato in stato confusionale. A far fallire il piano, però, ci pensarono i carabinieri diretti dal tenente Antonio Di Dalmazi, che, indagando su un’aggressione subita dalla Lo Russo alla fine di giugno 2016, scoprirono tutto e salvarono la vita all'imprenditore.