Cervi, oggi all’Aquila il sit-in di protesta

15 Settembre 2024

Il fronte del no all’abbattimento dei 469 capi scende in piazza. E spunta un nuovo documento Ispra che farà discutere

L’AQUILA. Il fronte del no scende in piazza all’Aquila dove oggi ci sarà il sit-in organizzato da 22 associazioni ambientaliste e animaliste per chiedere la revoca della delibera di Giunta regionale dell’8 agosto che ha disposto l’abbattimento di 469 cervi, attraverso la caccia di selezione, in due comprensori dell’Aquilano. L’appuntamento è alle 10,30 in piazza Regina Margherita. Il sit-in, dicono le associazioni, sarà l’occasione per tornare a chiedere alla Giunta Marsilio di fermarsi e di trovare soluzioni davvero efficaci per i danni all’agricoltura e il rischio di impatto con gli autoveicoli. «La strage dei cervi non porterà a risolvere queste problematiche, ma potrà addirittura crearne altre, come il danno d’immagine che la nostra Regione sta già subendo, visto che la notizia dell’uccisione dei cervi è andata ben oltre i confini abruzzesi e ha avuto risalto in molti dei media nazionali».
Ma alla vigilia della protesta spunta un nuovo documento dell’Ispra, che ha risposto a una richiesta di chiarimenti del Wwf. L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha confermato la propria valutazione finalizzata al rilascio del parere esclusivamente rispetto alle metodologie e ai risultati dei censimenti. Ma allo stesso tempo ha smentito la Regione che ha collegato il via libera dell’Ispra ai danni procurati dai cervi all’agricoltura e agli incidenti stradali causati da questo particolare tipo di fauna selvatica.
L’Ispra, per quanto riguarda questi ultimi aspetti, non ha competenza. Che invece rientra nella sfera delle decisioni della politica.
«La gestione faunistico-venatoria necessita di un approccio di tipo olistico (cioè globale, ndr)», premette l’istituto, «per il quale sono necessarie competenze non soltanto biologiche e naturalistiche ma anche economiche, sociali e culturali». E aggiunge: «Si ritiene che tali ambiti di valutazione siano più propri dell’Amministrazione territorialmente competente la quale, alla luce di valutazioni di carattere sia biologico sia di altra natura, potrà valutare l’opportunità di autorizzare il prelievo venatorio della specie in questione».
Riferendosi quindi ai danni alle colture e agli incidenti, l’Ispra risponde alle associazioni specificando che: «La bassa rilevanza dei danni e degli incidenti stradali non influiscono sulla valutazione della sostenibilità o meno del prelievo; a titolo di esempio si evidenzia che anche il prelievo di altre specie, quali la Lepre europea, non è finalizzato ai danni causati dalla specie».
Il significato di questa frase è chiaro: la proposta di gestione del cervo in Abruzzo è relativa al prelievo ordinario in caccia di selezione e non al controllo delle specie. È l’lspra che lo rimarca portando le associazioni ad affermare che: «Emerge sempre con più chiarezza che quella di uccidere i cervi è una scelta prima di tutto politica, che si vuole nascondere dietro la scusa dei danni da fauna selvatica», sottolineano le 22 sigle tra cui spicca il Wwf, guidato di Abruzzo da Filomena Ricci, rivolgendosi all’assessore alla caccia, Emanuele Imprudente, «è tempo che la politica abbandoni le logiche di parte e si concentri sulla ricerca di soluzioni condivise, basate sulla scienza e sul rispetto per la biodiversità. La mattanza dei cervi non è la risposta, ma solo un sintomo di una visione miope e distruttiva del territorio». (l.c.)