Cervi, Pagano sta col Wwf

Abruzzo, il deputato di Forza Italia si oppone all’abbattimento di 469 esemplari
PESCARA. «Il cervo in Abruzzo: da animale iconico e rappresentativo della natura selvaggia della nostra Regione a bersaglio dei cacciatori!», insorge il Wwf.
Fin qui nessuna sorpresa. Ma il piano per abbattere 469 cervi a partire dal 14 ottobre ha generato ieri un imprevedibile caso politico. A dare lo stop al leghista Emanuele Imprudente, vice presidente della Regione con delega alla caccia, è stato il deputato pescarese, Nazario Pagano, coordinatore regionale di Forza Italia, che ha deciso di ingaggiare una vera e propria battaglia animalista contro la decisione dell’esecutivo regionale di centrodestra. «Sono fermamente contrario alla decisione della giunta Marsilio di autorizzare la caccia al cervo in Abruzzo a partire da ottobre che porterebbe all’abbattimento selettivo di quasi 500 esemplari di una specie che, come l’orso marsicano, è diventata un simbolo della nostra regione, amata e rispettata da cittadini e turisti». Così dichiara Pagano, presidente della I Commissione Affari Costituzionali della Camera. «Da abruzzese nutro un profondo rispetto per la flora e la fauna del nostro territorio e non posso non riconoscere, e difendere, l'importanza di alcune specie, diventate simboli iconici della regione. Per questo, in qualità di amministratore politico, mi sono sempre impegnato a difenderle, come dimostrato anche nel mio ruolo di presidente della prima Commissione a Montecitorio, dove ho proposto e fatto approvare nei mesi scorsi un emendamento per scongiurare l'abbattimento dell'orso marsicano. Intendo quindi approfondire ulteriormente le notizie apparse sugli organi di stampa per valutare ogni possibile alternativa a un abbattimento così massiccio di cervi in Abruzzo».
Che faranno Marsilio e Imprudente? Ci sarà un dietrofront o no? Con una delibera di Giunta dell’8 agosto scorso, la Regione ha approvato il prelievo selettivo del cervo che sarà effettuato esclusivamente da cacciatori abilitati e avverrà in due aree dell’Abruzzo aquilano, definite Comprensorio 1 e Comprensorio 2, negli Ambiti territoriali di caccia (Atc) Avezzano, Sulmona, Subequano, L’Aquila e Barisciano, al di fuori delle aree protette e della Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. La decisione, ha spiegato Imprudente, scaturisce da una doppia emergenza: i danni per circa un milione di euro alle colture agricole e gli oltre 800 incidenti stradali causati dai cervi dal 2019 al 2023.
Ma per il Wwf la chiave di lettura è un’altra. «È una decisione che lascia attoniti sia sul piano riferibile alle logiche naturalistiche ed ecosistemiche sia su quello più emotivo: per accontentare un piccolo gruppo di cacciatori, verso i quali presidente e vice-presidente della Regione Abruzzo manifestano una sempre maggiore sudditanza, si abbandona impunemente la visione di un Abruzzo capace di convivenza con la fauna selvatica e, soprattutto, si tradisce un modello di educazione ambientale e di tutela della biodiversità faticosamente delineato negli anni».
È il commento di Filomena Ricci, delegata del Wwf Abruzzo che affila le armi per ricorrere al Tar e sottolinea: «Quanto è accaduto per altre specie, come il cinghiale che, pur sottoposto a ogni tipo di prelievo venatorio non si riesce a controllare, dovrebbe essere emblematico». E poi, per il Wwf e il deputato forzista Pagano, «per i cittadini e i visitatori del territorio abruzzese i cervi rappresentano un patrimonio caratteristico della nostra terra e sono il simbolo stesso della natura che regna in questi luoghi e rende la nostra regione conosciuta e apprezzata ovunque».
E le due emergenze, sottolineate nella delibera, secondo la Ricci non giustificano l’abbattimento di centinaia di esemplari visto che per limitare i danni agli agricoltori e gli incidenti esistono alternative. «I fondi del Pnrr», incalza il Wwf, «avrebbero potuto essere impiegati per finanziare iniziative ad hoc per il nostro territorio. Ma quante recinzioni, repellenti, dissuasori sono stati forniti agli agricoltori da parte della Regione? E quante azioni risultano messe in campo per limitare il rischio di impatto con gli autoveicoli, come il potenziamento dei sottopassi e le costruzioni di sovrappassi? L'Abruzzo è la nostra casa comune», concludono gli animalisti, «e ci impegneremo sempre con tutte le nostre forze per promuovere una coesistenza con la fauna selvatica senza dover ricorrere alla sua uccisione». (l.c.)

