Charlie Hebdo è ancora sotto tiro
A Parigi il ricordo del 2º anniversario del massacro nella redazione della rivista
PARIGI. Silenzio, commozione e sobrietà nel secondo anniversario degli attentati parigini del gennaio 2015, tra cui la strage nella redazione di Charlie Hebdo, ancora oggetto di quotidiane minacce e nel supermercato HyperCacher della Porte de Vincennes, che in totale causarono la morte di 17 persone.
Corone di fiori, minuto di silenzio, incontro con le famiglie delle vittime: alle tre cerimonie di ieri mattina hanno partecipato, tra l’altro, il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, il ministro dell’Interno, Bruno Le Roux, e il segretario di Stato per l’Aiuto alle vittime, Juliette Méadel. «È sempre importante mostrare alle famiglie e a tutti coloro che continuano a soffrire che non dimentichiamo ciò che è successo e coloro che sono rimasti», ha detto Bruno Le Roux, a margine delle commemorazioni. Un primo omaggio era fissato per le 11 in rue Nicolas Appert, nell’undicesimo arrondissement della capitale.
Fu proprio lì che il 7 gennaio 2015 venne dimezzata la redazione di Charlie. In undici vennero trucidati dai fratelli Kouachi tra cui firme storiche del giornale come Cabu e Wolinski. Seconda cerimonia sul vicino Boulevard Richard-Lenoir dove i fratelli della morte uccisero il poliziotto in bici che cercò di fermarli, Ahmed Merabet. Alle 11,40 il corteo si è spostato alla Porte de Vincennes per l’omaggio all’HyperCacher dove il 9 gennaio 2015 Amedy Coulibaly, il terrorista affiliato all’Is, trucidò cinque ostaggi. Il giorno prima, sempre lui, freddò la giovane agente Clarissa Jean-Philippe nella banlieue di Parigi.
Dopo mesi nella redazione di Libération la squadra di Charlie (tre di essi, Marika Bret, Eric Portheault e il direttore Riss, hanno depositato la corona di fiori in Rue Nicolas Appert) si è trasferita in una redazione bunker il cui indirizzo è top secret. Il grosso dei 12 milioni di euro tratti dalle vendite record del “numero dei sopravvissuti” che seguì la strage è ormai destinato a finanziare il dispositivo di sicurezza.
«Il 2015 è stato l’anno della sopravvivenza, il 2016 quello della stabilizzazione», dice Riss e nell'ultimo numero in edicola, il giornale titola in prima pagina: «2017, finalmente la fine del tunnel».

